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Chiara Daina

Cresce la raccolta differenziata in Italia ma non tutto viene davvero trasformato. Ciafani: «Troppi errori nella separazione». Imballaggi in plastica perché costa meno e la produzione di rifiuti aumenta ancora. Intanto, cresce anche la produzione di rifiuti nelle nostre città: nel 2024 in aumento del 2,3

Per salvare il futuro del Pianeta e ridurre gli sprechi economici non basta produrne di meno e differenziarli ogni giorno negli appositi contenitori: bisogna effettivamente riciclarli. Ma la realtà dietro i numeri racconta una storia un po’ diversa. Secondo l’ultima fotografia di Ispra, riferita al 2024, permane ancora un ampio divario tra la percentuale di raccolta differenziata, che ha raggiunto il record storico del 68 per cento, e quella del reale riciclo dei rifiuti, pari al 52 per cento. Appena la metà, dunque, dei materiali di scarto che separiamo nelle nostre case, nei ristoranti e negli uffici viene trasformata in nuovi oggetti, imballaggi (bottiglie, sacchetti, scatole) e concime naturale (derivato dai resti organici), chiudendo il ciclo dell’economia circolare. Il tasso di riciclaggio effettivo, pur crescendo di anno in anno (era del 40 per cento dieci anni fa) e attestandosi tra i più alti dell’Ue, resta distante dal traguardo. Nel 2025, in base agli obiettivi delle direttive europee, avrebbe dovuto essere del 55 per cento ed entro il 2035 dovrà arrivare al 65, mentre il tasso dello smaltimento in discarica non dovrà superare il dieci (ora è al 15).