L'economia circolare rischia di fermarsi proprio nel momento in cui i cittadini stanno facendo meglio la loro parte. È un paradosso che dovrebbe far riflettere tutti: mentre la raccolta differenziata continua a crescere, la filiera industriale chiamata a trasformare quei rifiuti in nuove materie prime sta attraversando una delle crisi più profonde degli ultimi decenni.
Per questa ragione ho presentato una nuova interrogazione parlamentare al Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Non è la prima. Già nel marzo 2026 avevo richiamato l'attenzione del Governo sulle difficoltà che stavano emergendo nel settore del riciclo della plastica. Oggi, però, non siamo più davanti a un allarme preventivo: siamo di fronte ai primi effetti concreti di una crisi che rischia di compromettere la continuità della raccolta differenziata in diversi territori del Paese. Non stiamo parlando di un problema tecnico confinato agli impianti di riciclo. Stiamo parlando di un possibile punto di rottura dell'intero modello di economia circolare.
L'Italia rappresenta uno dei Paesi europei più virtuosi nella raccolta differenziata degli imballaggi. In Puglia, secondo i dati del Catasto Nazionale dei Rifiuti dell'ISPRA, la raccolta della frazione plastica è passata da circa 98 mila tonnellate nel 2020 a oltre 106 mila tonnellate nel 2024. È un risultato importante, frutto dell'impegno quotidiano delle famiglie, dei Comuni e degli operatori del servizio pubblico.








