«May day, may day! La Guardia costiera libica ci sta sparando!». La richiesta di aiuto arriva via radio dalla Louise Michel, la nave umanitaria dell’ong legata allo street artist Banksy. Lo scontro avviene ancora una volta nel Mediterraneo centrale e coinvolge i soccorritori delle ong e i libici, riaprendo la polemica sul ruolo di Tripoli nella gestione dei migranti. L’episodio è stato ripreso dall’alto da Sea Bird, l’aeroplanino di ricognizione di un’altra ong, la tedesca Sea Watch. Il velivolo stava sorvolando un gommone con circa 40 persone, che viaggiavano senza salvagente. Due erano già finite in acqua con il rischio di affogare. Louise Michel nel frattempo arrivava per offrire aiuto ma la motovedetta libica, dopo aver intimato di allontanarsi, si è avvicinata all'ong e ha sparato due colpi d'arma da fuoco.
L'equipaggio della ong non è rimasto ferito. Le due persone in mare sono state recuperate dopo ore, mentre le 38 persone del gommone sono state riportate in Libia. «E’ un respingimento illegale che riporta le persone nei lager dei trafficanti libici- denuncia Sea Watch, la cui nave è stata fermata nei giorni scorsi proprio per aver rifiutato di coordinare un soccorso in mare con la Guardia costiera libica». «Da quando sabato scorso il ministro Piantedosi ha ribadito che le milizie libiche sono autorità competenti, queste si sono impegnate per mostrare la loro vera natura: una motovedetta libica ha di nuovo aperto il fuoco in acque internazionali - continua Sea Watch -. Dal 2023 a 275mila persone è stato impedito di raggiungere le coste Italiane. Per il governo Meloni questo è il successo della partnership con le autorità libiche, ma questo è il vero prezzo della propaganda sui confini chiusi». Alla nave Louise Michel, che aveva già soccorso 42 persone, è stato assegnato come porto per lo sbarco quello di Crotone «a circa 360 miglia nautiche dalla posizione in cui si trova la barca, quindi circa tre giorni di navigazione», denuncia la ong.









