ROMA – Un potente episodio di El Niño potrebbe aggravare le inondazioni durante la prossima stagione delle piogge in Africa orientale, attesa a partire da ottobre, costringendo fino a tre milioni di persone a lasciare in fretta le proprie case, entro la fine dell’anno nello scenario peggiore. È la stima contenuta in un’analisi del Danish Refugee Council (DRC), che mette in guardia soprattutto sui rischi per Somalia, Kenya, Sud Sudan e Uganda.
Le previsioni. Il rapporto, El Niño Through a Displacement Lens: Mobility Outlook in East Africa, delinea tre possibili scenari, da quello meno grave a quello più severo, e stima l’impatto delle inondazioni sugli sfollamenti. In tutti i casi le piogge intense potrebbero distruggere abitazioni, terreni agricoli e mezzi di sussistenza, aggravando la vulnerabilità di comunità già esposte a crisi alimentari e climatiche. Le stime sono state elaborate attraverso un modello che incrocia le previsioni sulle precipitazioni con l’esposizione alle inondazioni, i fenomeni stagionali, le caratteristiche dei sistemi fluviali e i dati sugli sfollamenti registrati in passato.
L'effetto di El Niño.Le temperature del Pacifico tropicale, superiori di circa 2 °C rispetto alla media, indicano la possibilità che l’attuale fase di questo fenomeno climatico piuttosto ricorrente prosegua fino al 2027, con il rischio di alimentare eventi estremi come alluvioni, siccità e tempeste. A subirne le conseguenze sono soprattutto i Paesi più poveri, alle prese con raccolti compromessi, aumento dei prezzi alimentari e carenze di cibo. Tra le fasce più esposte ci sono i rifugiati e gli sfollati interni, che dispongono di minori risorse per affrontare i cambiamenti improvvisi del clima e spesso vivono in aree particolarmente vulnerabili. Secondo il DRC nei quattro Paesi analizzati le inondazioni potrebbero provocare circa 750 mila sfollati nello scenario più favorevole e fino a tre milioni in quello peggiore.








