"Ho guardato (Ratko Mladić) negli occhi nel luglio del 1995, a Potočari. Ho visto un uomo che aveva già deciso cosa sarebbe successo alle persone intorno a me, compresa la stragrande maggioranza di quelle che conoscevo. Eppure, è morto in prigione, condannato per genocidio e altri gravi crimini. Le persone che ha mandato a morte non hanno avuto la possibilità di invecchiare. Questo è l'unico aspetto della sua morte che conta per me": la dichiarazione sulla morte dell'ex comandante serbo-bosniaco è del direttore del Centro memoriale di Srebrenica, Emir Suljagić. Secondo il quale la sua morte non cambia le prove storiche né cancella le conseguenze del genocidio, né riporta in vita i morti né trasforma il criminale di guerra in una figura storica.

"Ora la parte difficile è non lasciare che la verità, la responsabilità e la memoria muoiano con lui. La morte di Mladić è un altro momento in cui dobbiamo decidere cosa ricorderemo e, soprattutto, cosa non permetteremo che venga cancellato", ha affermato il direttore del Centro memoriale di Srebrenica.