Dall’altro lato delle Alpi, gli echi delle dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio dalle cariche operative di EssilorLuxottica sembrano aver avuto una scarsa risonanza mediatica. Almeno all’apparenza, perché dietro alla presunta indifferenza si potrebbero nascondere non pochi malumori. La notizia dell’abbandono della presidenza di Ray-Ban e dell’incarico di Group Strategy Officer da parte di Del Vecchio Jr, arrivata martedì, viene inevitabilmente seguita con attenzione in Francia, dove si concentra più dell’8% dell’azionariato del gruppo franco-italiano. Attraverso la Caisse des Depôts et Consignations (Cdc), lo Stato detiene il 2,41%, al quale si aggiunge l’1,6% con la banca statale d’investimento BpiFrance, mentre Valoptec, associazione dei dipendenti azionisti, possiede il 4,3%. Una fetta importante, alla quale si aggiungono altri investitori come Bnp Paribas, Natixis o Comgest.

Nessuno di loro si è espresso in merito alla lettera inviata dal figlio del fondatore di Luxottica al cda e al ceo Francesco Milleri. «Non commentiamo questo tipo di movimenti», ha spiegato Cdc a La Stampa, barricandosi dietro un riserbo analogo a quello degli altri azionisti interpellati, come BpiFrance e Crédit Agricole, che restano a guardare le vicende italiane di EssiLux. Le stesse dinamiche che, come riportato in passato da questo giornale, avevano già provocato irritazioni per la faida interna in Delfin, la holding lussemburghese degli otto eredi della famiglia Del Vecchio, che detiene il 32,4% del gigante mondiale dell’occhialeria. I francesi temono infatti che la conflittualità tra i soci eredi della holding Delfin possa riverberarsi in Luxottica, ma nel contempo vedono un’opportunità per avere più potere in EssiLux, anche alla luce del disimpegno del 31enne Leonardo Maria, che ha criticato la gestione attuale di EssiLux. Da fonti finanziarie vicine al gruppo degli occhiali, trapela che i soci francesi potrebbero prendere spunto dalle tensioni innescate dalla lettera di Leonardo Maria Del Vecchio per salire nella governance e in particolare chiedere più deleghe rispetto al ruolo, oggi defilato del vice amministratore delegato, Paul De Saillant. Un’occasione potrebbe arrivare dal rinnovo delle cariche, che avverrà con l’assemblea dei soci che approverà il bilancio 2026, quando scade il mandato di Francesco Milleri come amministratore delegato del gruppo. Intanto, il titolo in Borsa ha perso il 40% in sei mesi a Parigi. Un calo determinato dalle tensioni tra gli eredi, ma anche dal contesto geopolitico, dai dazi americani e dall’indebolimento dell’economia statunitense, come sottolinea Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac: «Il 60% degli utili è generato in dollari e la capacità di coprire il rischio di cambio a livello dei ricavi è limitata».