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Vien da chiedersi se gli otto eredi della dinastia Del Vecchio diano ogni tanto un'occhiata all'andamento in borsa del titolo Essilux, il gigante degli occhiali di cui Delfin, la finanziaria che li riunisce, controlla il 32,4% del capitale. Di sicuro il crollo dell'azienda principe della galassia Delfin dovrebbe più che preoccuparli, dato che ogni giorno che passa su Essilux si consuma un falò di centinaia di milioni di euro, pezzi della loro eredità. Il gruppo italo-francese è in caduta libera dalla fine di novembre del 2025 quando era arrivato a valere sulla borsa di Parigi oltre 310 euro per una capitalizzazione di ben 135 miliardi di euro. Oggi, con il titolo che da allora scende quasi senza sosta, Essilux con i suoi 160 euro per azione vale 73,5 miliardi. Oltre 60 miliardi di valore che non c'è più. Di fatto siamo tornati ai livelli del 2022, anno della scomparsa del fondatore Leonardo.

Una distruzione di ricchezza, dicevamo, che dovrebbe impensierire gli eredi. La caduta di valore porta Delfin - sotto scacco per la litigiosità degli eredi che da quattro anni non riescono a chiudere la partita ereditaria dell'impero dell'ex Martinitt - a restringersi sempre di più. Quel 32,4% della quota del gigante degli occhiali vale oggi poco meno di 24 miliardi. E per fortuna loro il crollo dell'ex Luxottica è compensato in parte dalla crescita di valore delle partecipazioni finanziarie, che ormai contano per il 40% del totale attivo della holding. In poco tempo si è ribaltata la situazione. Essilux pesava tradizionalmente per l'80% dell'attivo di Delfin ed è scesa al 60%. Sempre meno holding di un impero industriale e sempre più scatola finanziaria. Certo non era così che lo scomparso capostipite prefigurava i destini della sua creatura diventata il colosso mondiale dell'occhialeria. Ovviamente è preoccupato della fuga del mercato dal titolo il ceo Francesco Milleri che giusto ieri ha voluto mandare un segnale di fiducia lanciando un buy back su 5 milioni di azioni del gruppo.