La linea della prudenza ha vinto sull’incertezza globale. Ma per settembre la partita di un nuovo rialzo dei tassi d’interesse si riaprirà. Nell’ultimo meeting prima della pausa estiva la Banca centrale europea (Bce) ha scelto la cautela e si è affidata ai dati in una fase storica complessa. I verbali della riunione del 22 e 23 luglio 2026 rivelano un quadro macroeconomico in bilico. Il capo economista Philip Lane ha tracciato una rotta chiara proponendo di «mantenere invariati i tre tassi di interesse». Questa decisione è stata accolta all'unanimità dal Consiglio direttivo per mantenere una posizione ottimale e «navigare nell'attuale incertezza e rispondere in modo appropriato all'evoluzione delle prospettive e della distribuzione dei rischi», confermando l'approccio dipendente dai dati. Fra pochi giorni, il nuovo dibattito.
In divenire. Lo scenario globale subisce l'influenza delle tensioni in corso e i banchieri centrali hanno evidenziato che «l'economia mondiale si sta dimostrando più resiliente del previsto, nonostante la situazione fluida e volatile in Medio Oriente». Isabel Schnabel ha ricordato che le dinamiche del mercato finanziario si sono svincolate in misura parziale dalla volatilità a breve termine dei prezzi del petrolio. La tensione sulle catene di approvvigionamento resta alta, mentre i listini del greggio hanno registrato ampie oscillazioni. A destare allarme è il crack spread, ovvero il margine di raffinazione, giunto a nuovi massimi storici a causa delle limitate capacità di raffinazione per la distruzione degli impianti in Medio Oriente e in Russia. Il Consiglio direttivo ha concordato sul fatto che «la situazione geopolitica è rimasta fragile» e la ripresa delle ostilità rappresenta un rischio concreto per la crescita. Il timore principale riguarda «rinnovate interruzioni delle forniture di energia, una contrazione dell'offerta di credito, ulteriori attriti commerciali e altre tensioni geopolitiche», con un potenziale deterioramento del clima di fiducia globale. A questo si sommano le criticità per il mercato alimentare, colpito dalle ondate di calore in Europa e dalle proiezioni meteorologiche che confermano il fenomeno El Niño in corso, più persistente e più incisivo rispetto alle precedenti manifestazioni. La discesa dell'inflazione complessiva al 2,8% nel mese di giugno non cancella la necessità di prudenza per il direttivo. I membri sottolineano che «il pieno impatto inflazionistico dello shock energetico doveva ancora materializzarsi» e avvertono che «l'assenza di effetti di secondo acchito in questa fase non dovrebbe essere data per scontata», imponendo un monitoraggio continuo. I banchieri hanno ribadito che l'Eurotower «rimane ben posizionata per navigare nell'incertezza causata dal conflitto ed è pronta ad adeguare l'orientamento se le prospettive lo richiedono».








