(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Scivola Campari a Piazza Affari in scia ai conti della rivale francese Pernod Ricard. A pesare sul titolo sono i risultati, resi noti in mattinata (giovedì 27 agosto) prima del suono della campanella, del produttore francese di liquori Pernod Ricard, che a Parigi cede circa il 5 per cento, trascinando giù anche Remy Cointreau. Nel dettaglio, il gruppo Pernod Ricard ha visto l'utile annuale ridursi di un quarto (-26%), a 1,2 miliardi di euro, penalizzato dalla debolezza dei mercati americano e cinese, dai dazi, dall'aumento dei costi e da un effetto cambio sfavorevole. Il colosso francese degli alcolici, che vede tuttavia crescere gli altri mercati e ha avviato un programma di riduzione dei costi, prevede per l'esercizio 2026/27, che non coincide con l'anno solare, «un fatturato organico complessivamente stabile, in un contesto contrastato e incerto». Il fatturato dell'esercizio 2025/26 è sceso del 14,2%, a 9,4 miliardi, con un andamento che tuttavia è migliorato nel secondo semestre. Il dato è in linea con le attese del consensus degli analisti.
Le vendite negli Stati Uniti sono calate del 14%: il gruppo rileva che la debolezza negli Usa è «persistente», con un rallentamento del mercato degli alcolici in un contesto di «moderazione economica e fiducia fiacca dei consumatori». Il calo è stato accentuato dagli aggiustamenti delle scorte. In Cina la domanda è stata «debole», con un calo delle vendite del 19% a causa del debole sentiment dei consumatori e delle pressioni sulle categorie di prestigio, in particolare il cognac, ma la società assicura che «è atteso un miglioramento delle tendenze sottostanti». Il gruppo sta infatti recuperando dagli effetti della temporanea restrizione cinese alle vendite duty-free di Cognac, introdotta in risposta ai dazi dell'Unione europea sui veicoli elettrici cinesi. A influire sui risultati della società anche l'impatto del conflitto in Medio Oriente nel quarto trimestre. Il risultato è stato inoltre penalizzato da un effetto perimetro negativo, dopo alcune cessioni e dall'effetto cambio legato alla forza dell'euro rispetto al dollaro, ma anche alla lira turca e alla rupia indiana.








