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Stefano Righi

Due offerte pubbliche di acquisto, contemporanee, carta contro carta: una complessa operazione mai vista prima sui mercati occidentali. Ma sembra l’unica via per strappare il Monte dei Paschi alla morsa di Intesa

Luigi Lovaglio non è uno che si arrende. Lo dimostrò dieci anni fa in Polonia, quando guidava Pekao per conto del gruppo Unicredit. E poi si ripeté in quello che fu il suo esordio italiano da capo azienda, nel pieno dell’epidemia del Covid, quando rimase barricato per sei settimane nel quartier generale del Credito Valtellinese, a Sondrio, finché riuscì a venderlo al Crédit Agricole, portando il Financial Times a titolare il resoconto sulla piccola banca lombarda: One billion euro bank. Infine, Siena. La banca era fallita nel novembre del 2022. Nessuno in Italia era disposto a puntare due euro su una azione Mps. Oggi ne vale 12. E a Siena ha dimostrato anche molto altro: ha riportato in utile i conti, ha conquistato contro ogni pronostico la Mediobanca di Alberto Nagel, è riuscito con un incantesimo a costruire una maggioranza alternativa a quella che l’aveva sbattuto fuori dalla finestra, rientrando dalla porta principale. Trombe e tamburi: non ce ne sono molti così. Ma adesso?