L’artista concettuale giapponese Yayoi Kusama, morta a 97 anni lo scorso 14 agosto, aveva sviluppato un linguaggio visivo inconfondibile. In oltre cinquant’anni di carriera aveva definito una sorta di canone delle sue opere, caratterizzato da alcuni capisaldi estetici come i pois, la ripetizione di forme e motivi e una specie di ossessione per il concetto di “infinito”, che declinava in molti modi.
Fin dall’infanzia aveva convissuto con problemi di salute mentale, che influirono sul suo modo di percepire la realtà: raccontò che il ricorso a motivi ripetuti traeva origine dalle allucinazioni che aveva iniziato ad avere da bambina, e che queste soluzioni visive erano un modo per dare forma ai pensieri ossessivi che la tormentavano. Di seguito sono raccolte e raccontate alcune delle sue opere istallazioni più importanti.
Infinity Rooms
È la serie più famosa di Kusama, composta da una installazioni immersive in cui specchi, luci a LED e oggetti disposti secondo particolari schemi generano negli spettatori la sensazione di trovarsi in uno spazio infinito e un generale spaesamento.
(Suhaimi Abdullah/Getty Images)










