Ebbene sì: la riforma liturgica non è una “invenzione” del Concilio Vaticano II.
Leone XIV dixit.
Intendiamoci: questa affermazione non è certo una novità per chi conosce la materia, ma è una cosa che andava detta e chiarita, soprattutto per disinnescare un certo tipo di narrazione sulle forme del rito, a volte incancrenita attorno alla semplice contrapposizione tra pre e post Concilio, tra antico e nuovo rito.
La puntualizzazione del Papa – articolata ieri durante una catechesi del mercoledì un po’ più lunga del solito nella Basilica di San Pietro –, invece, rimette al centro del dibattito il vero cuore della questione.
Prima di tutto perché demolisce una visione che riduce il criterio di autenticità della liturgia a una adesione formalistica al passato o, secondo l’idea opposta, alla spasmodica e sterile rincorsa a linguaggi più moderni.






