Circa una persona su 8 nel mondo convive con un disturbo mentale, e le comunità più povere tendono a essere le più colpite e, allo stesso tempo, sono spesso anche le comunità con minore accesso a parchi, boschi e spazi verdi di buona qualità. Secondo lo studio “Investigating the relationship between urban woodland improvements and mental health in Scotland: a natural experiment using linked longitudinal national administrative datasets”, pubblicato su The Lancet Planetary Health da un team di ricercatori delle università di Edimburgo e Glasgow, le persone che vivono in comunità svantaggiate hanno meno probabilità di assumere farmaci per la depressione e l'ansia se hanno facile accesso a boschi ben curati. I ricercatori affermano che «I nostri risultati supportano l'integrazione di interventi basati sulla natura nelle strategie di salute pubblica, in particolare nelle aree urbane dove gli spazi verdi possono essere limitati e mal tenuti in alcuni quartieri». Lo studio è una delle più ampie analisi del suo genere - i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 129.000 persone nell'arco di 5 anni - e valuta in che modo gli investimenti nelle aree boschive locali all'interno e nei dintorni delle città scozzesi influenzino la salute mentale delle persone.Per lo studio sono stati utilizzati i registri delle prescrizioni del National Health Service (NHS) e i dati del censimento del Regno Unito che hanno permesso di verificare se le persone che vivevano entro 10 minuti a piedi da un'area boschiva riqualificata avessero una maggiore o minore probabilità di assumere farmaci per la depressione o l'ansia. Il miglioramento delle aree boschive è stato reso possibile grazie all'iniziativa Woods In and Around Towns (WIAT) di Scottish Forestry, che ha fornito finanziamenti per interventi concreti come nuovi sentieri, una migliore segnaletica ed eventi comunitari, dando alle aree socialmente ed economicamente più svantaggiate, dove le zone boschive necessitavano di una migliore gestione per ridurre gli ostacoli alla loro fruizione e consentire a un maggior numero di persone del luogo di utilizzarle e goderne.All’università di Edimburgo sottolineano che «Le persone che vivevano in quartieri urbani svantaggiati, ma vicini a un'area boschiva resa più accogliente e fruibile, avevano il 10% di probabilità in meno di ricevere una prescrizione di antidepressivi e il 6% di probabilità in meno di ricevere una prescrizione di ansiolitici, rispetto a coloro che vivevano più lontano. Questo si verificava anche tenendo conto di altri fattori legati agli esiti in termini di salute mentale, come i dati demografici e la povertà. I benefici derivanti dal vivere vicino a queste aree boschive si sono manifestati per le stesse persone anche quando la loro vicinanza a tali aree è cambiata. Ad esempio, quando una persona si è trasferita più vicino a un'area boschiva riqualificata, il suo bisogno di farmaci è diminuito».Monitorando gli stessi individui nel tempo, i ricercatori dicono di essere più certi che la differenza sia stata determinata dai miglioramenti apportati alle aree boschive, piuttosto che dalla semplice coincidenza che persone più sane o più benestanti vivessero in zone più verdi.Una delle autrici dello studio, Catharine Ward Thompson dell’OPENspace Research Centre dell’ Edinburgh College of Art, sottolinea che «La ricerca fornisce prove più solide sui benefici per la salute mentale derivanti dal miglioramento delle aree boschive per le comunità locali rispetto a quanto emerso da studi precedenti. Dimostra inoltre che tali benefici possono contribuire a ridurre le disuguaglianze in materia di salute all'interno della popolazione».Il suo collega e principale autore dello studio, Scott Ogletree, aggiunge: «Per la prima volta, abbiamo l'opportunità di collegare i dati sui servizi di salute mentale con un programma nazionale di intervento a lungo termine sulla silvicoltura urbana, al fine di fornire il tipo di prove necessarie per orientare le future politiche forestali. I nostri risultati dimostrano che investimenti relativamente modesti in spazi verdi locali possono fare una reale differenza per la salute mentale delle persone. Iniziative incentrate sulla natura come WIAT possono rappresentare uno strumento prezioso per integrare gli sforzi in corso volti a migliorare il benessere e la salute mentale».Il team di ricerca collabora da oltre 20 anni con esperti di Scottish Forestry e Forest Research per raccogliere dati sui benefici sociali e sanitari che i boschi locali possono offrire alle comunità, svolgendo un lavoro pionieristico su questo tema in Europa.La ricerca, finanziata dall'Economic and Social Research Council (ESRC) e dal GroundsWell Consortium, una partnership di ricerca a livello nazionale nel Regno Unito, finanziata dalla UK Prevention Research Partnership (UKPRP), che studia come gli spazi verdi e blu possano migliorare la salute e ridurre le disuguaglianze in ambito sanitario, ha utilizzato anche i dati del censimento dello Scottish Longitudinal Study, che monitora la vita e la salute di migliaia di persone in ScoziaJim Fairlie, ministro dell'agricoltura, degli affari Marittimi e delle isole del governo autonomo della Scozia, ha concluso: «Questo studio innovativo fornisce ulteriori prove convincenti dei benefici che i boschi locali apportano alle persone e alle comunità. La correlazione tra gli investimenti nei boschi all'interno e nei dintorni delle città scozzesi e il minor ricorso a farmaci per la depressione e l'ansia sottolinea l'importanza di continuare ad ampliare, gestire e migliorare questi preziosi spazi verdi. Il governo scozzese si impegna ad aumentare la creazione di aree boschive in tutta la Scozia, con un obiettivo di 18.000 ettari all'anno entro il 2029/30. Ci impegniamo inoltre ad incrementare la piantumazione di alberi nelle aree urbane per migliorare la qualità dell'aria, sostenere la biodiversità e migliorare la qualità della vita delle comunità in tutto il paese».