Secondo Bloomberg l'autocrate russo prepara una nuova escalation e valuterebbe l'uso di ordigni tattici nucleari
Non era affatto un presagio di pace la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe. Al contrario, se mai, il segno che la situazione di guerra tra Russia e Ucraina/Nato è sull’orlo di un ulteriore abisso. È quanto emerge da indiscrezioni che filtrano su due delle principali testate politico-finanziarie internazionali. Secondo il Wall Street Journal lo scopo principale della visita di Ratcliffe di martedì a Mosca era quella di mettere in guardia la Russia dalla tentazione di attaccare i Paesi della Nato, eventualità che alcuni servizi di intelligence occidentale avvertono possibile perfino entro pochi mesi. Il Cremlino ha confermato la visita del direttore della Cia, ma precisato che Ratcliffe ha visto solo i suoi pari grado moscoviti, e non Vladimir Putin. Il presidente Usa Donald Trump, per la cronaca, ha tentato di sdrammatizzare il peso della missione, dichiarando che si è trattato di una «visita di semi-routine».
Missili balistici o armi nucleari tattiche: le opzioni di Putin
Difficile crederlo, specialmente alla luce di quanto riporta nelle stesse ore Bloomberg. Diverse persone “vicine al Cremlino” hanno spiegato alla testata che Vladimir Putin si preparerebbero a una nuova escalation contro l’Ucraina, forse con armi inedite, in risposta agli attacchi sempre più spavaldi di Kiev sul territorio. Il Cremlino penserebbe «per il momento» ad intensificare gli attacchi con potenti missili balistici sulla capitale Kiev e su infrastrutture chiave in altre città del Paese. Ma non è da escludersi che Putin rompa gli indugi e ordini di aprire pure l’arsenale nucleare. La spirale degli attacchi ucraini, la sensazione a Mosca che dietro questi ci sia sempre più chiaramente la Nato, e che i negoziati siano finiti in un vicolo cieco, starebbe rafforzando la posizione di chi consiglia a Putin di usare armi nucleari tattiche per cambiare gli equilibri della guerra. «Il volume della conversazione a Mosca tra i falchi che premono per questa soluzione è cresciuto», spiega Bloomberg, e «una risposta estrema viene vista come possibile perché il solo esito peggiore della prosecuzione della guerra per Putin sarebbe perderla».










