«Solo per sfuggire alla società e per riflettere». Il pioniere brasiliano dell’aviazione Alberto Santos-Dumont rispondeva così a chi gli chiedeva il perché di una passione tanto rischiosa. Una motivazione semplice e lineare, come le forme dell’orologio che ha preso il suo nome, disegnato per lui dall’amico Louis Cartier.
L'aviatore Alberto Santos-Dumont.
Era il 1904, il sogno del volo non aveva ancora una forma del tutto compiuta e i rischi di cadute fatali erano immensamente superiori alle possibilità di successo, anche su trasvolate brevi. Un’epoca in cui i voli, resi possibili dalla tecnologia ancora acerba di aerostati, dirigibili o aeroplani, non potevano fare a meno della precisione nella lettura del tempo in aria.
E quanto era scomodo per un aviatore dover estrarre dal taschino l’orologio, consultarlo e riporlo, mentre era ai comandi di una macchina di legno e tela? Per Santos-Dumont, semplicità, praticità e innovazione erano i tre principi fondamentali cui ispirarsi nella progettazione di un aeromobile.
Del tutto in linea con ciò che Louis Cartier aveva in mente pensando all’orologio da realizzare per lui. Fu così che Cartier rivoluzionò l’orologeria portando il segnatempo dal taschino al polso, cui lo fissò grazie a un cinturino in pelle. E fu così che nacque il primo orologio da polso moderno (semplicità), con il quale il gioielliere parigino non solo ideò un nuovo modo per indossarlo rendendolo facile da consultare (praticità), ma anche un nuovo modo di rappresentare l’ora, passando dalla cassa tonda a quella quadrata (innovazione).







