Un tribunale dello stato australiano del Queensland ha stabilito che due bambini nati lo stesso giorno dalla stessa donna, ma con genitori biologici diversi, non debbano essere considerati fratelli, permettendo così che ciascuno sia riconosciuto come figlio dalla rispettiva coppia di genitori.
La decisione è arrivata alcuni giorni fa, al termine di una lunga serie di valutazioni legali su un insolito caso in cui una gravidanza naturale si era sovrapposta a una gestazione per altri (GPA, quella forma di procreazione assistita comunemente nota come “maternità surrogata” o anche, in senso più dispregiativo, “utero in affitto”).
Lo scorso anno DZ (i nomi delle persone coinvolte sono stati anonimizzati) aveva accettato di procedere con una gravidanza per conto di BNJ e DRJ, una coppia che non poteva avere figli (BNJ non ha l’utero). L’embrione era stato creato con tecniche di fecondazione in vitro con i gameti di BNJ e DRJ ed era stato poi trasferito nell’utero di DZ nell’aprile del 2025.
Intorno allo stesso periodo, DZ aveva però avuto rapporti con il suo compagno FZ e – senza saperlo in quel momento – era rimasta incinta. Nell’utero si sono trovati quindi contemporaneamente l’embrione di una bambina di BNJ e DRJ e quello di un bambino di DZ e FZ. In senso prettamente gestazionale potevano essere considerati due gemelli, perché i feti si stavano sviluppando nella medesima gravidanza e perché i bambini sarebbero poi nati nello stesso giorno, lo scorso novembre. Non erano però gemelli dal punto di vista strettamente genetico.










