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I figli di coppie di donne devono continuare a essere considerati figli di entrambe anche se le madri si separano e litigano, nell’interesse dei bambini. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, esprimendosi su una disputa tra due donne che hanno un figlio insieme, nato attraverso il ricorso alla procreazione medicalmente assistita.

Nel caso su cui si è espressa la Corte, dopo la nascita del bambino la madre non biologica (detta “madre intenzionale”, nel lessico giuridico) aveva avviato il processo legale per adottarlo, che può durare anni. Poi però le due donne si erano separate ed erano entrate in conflitto, anche in tribunale: la madre biologica si era opposta all’adozione chiesta dall’ex compagna; entrambe si rimproveravano a vicenda comportamenti dannosi per lo sviluppo del figlio.

La legge che prevede le “adozioni in casi particolari”, quella che permette la cosiddetta stepchild adoption usata dalle coppie con genitori dello stesso sesso, dice che il genitore legale del minore coinvolto (in questo caso la madre biologica) deve dare il proprio consenso all’adozione da parte dell’altro. Per questo, sia in primo che in secondo grado i tribunali che si erano occupati della vicenda avevano dato ragione alla madre biologica.