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Giovedì la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il fatto che in Italia non venga automaticamente riconosciuta come madre, in una coppia di donne con figli, la donna delle due che non ha partorito. La sentenza riguarda le moltissime coppie di donne che per via dei divieti della legge italiana hanno figli con un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) fatto all’estero, per poi chiedere il riconoscimento del figlio in Italia. La PMA include tutte le tecniche che permettono di avere figli a chi non può farlo in maniera autonoma, e in Italia sono accessibili solo alle coppie eterosessuali.
Secondo la Corte, il mancato riconoscimento della madre non biologica lede i diritti anzitutto di chi nasce: in particolare la sua identità personale, il suo diritto di vedersi riconosciuto fin da subito uno status giuridico, quello di figlio o figlia, che sia certo e stabile, e soprattutto di godere dei diritti connessi alla responsabilità genitoriale di chi l’ha fatto o fatta nascere.
La sentenza della Corte costituzionale è molto importante: siccome in Italia l’accesso alla procreazione medicalmente assistita è permesso solo alle coppie eterosessuali (sposate o conviventi) dalla legge 40 del 2004, le coppie dello stesso sesso così come le donne single ricorrono a queste tecniche andando all’estero. Poi tornano in Italia e chiedono di registrare all’anagrafe i propri figli e le proprie figlie, in modo che il loro nucleo familiare risulti giuridicamente riconosciuto nel paese in cui vivono.












