La diplomazia parallela aggiunge un capitolo teso e silenzioso nei canali riservati dell’intelligence. La visita a sorpresa a Mosca di John Ratcliffe, direttore della CIA, ha delineato una mappa di allarmi della Casa Bianca ben più articolata di quanto emerso pubblicamente. Washington teme che il presidente russo Vladimir Putin stia valutando non una campagna convenzionale su vasta scala, bensì una “sonda strategica”: un’azione militare estremamente circoscritta contro la Nato, concepita per mettere alla prova la coesione dell’Alleanza e la reale tenuta dell’Articolo 5.
Secondo l’intelligence statunitense, lo scenario si colloca sul crinale della psicologia geopolitica. Non si ipotizzano avanzate territoriali ampie in Europa, che innescherebbero un conflitto aperto immediato, ma un’incursione limitata o una provocazione confinata, studiata per sfruttare le zone grigie operative dell’Alleanza. Di fronte a un attacco “microscopico”, i governi occidentali sarebbero chiamati a decidere in tempi strettissimi se invocare la clausola di difesa collettiva oppure se optare per una risposta calibrata, nel tentativo di evitare un’escalation fuori controllo. È proprio su questa possibile esitazione che il Cremlino potrebbe puntare, contando su una frattura del fronte occidentale tra Paesi pronti a reagire e governi più cauti, timorosi di una guerra continentale.










