Maria Lombino ha raccontato a Fanpage.it la storia di sua figlia Chiara, emigrata in Spagna ormai 10 anni fa dopo la laurea in Fashion Design. “In Italia non c’era lavoro, solo sfruttamento. Noi genitori temiamo per il futuro di suo fratello con la sindrome di Down: quando non ci saremo più, rischia di rimanere solo”.
Fanpage.it raccoglie le storie e le testimonianze di quanti hanno lasciato la propria terra per studiare o trovare un lavoro. La redazione decide di pubblicare i racconti dei giovani fuorisede e dei loro genitori per stimolare una riflessione sulla difficoltà di accesso al lavoro e ai servizi essenziali nel nostro Paese. Se anche tu hai una storia simile, puoi scriverci cliccando qui.
Chiara ha lasciato per la prima volta la sua casa di Palermo a 18 anni per trasferirsi a Firenze, dove nel 2010 ha conseguito una laurea come Fashion Designer alla Fashion School Polimoda. "Era il suo sogno, come genitori non abbiamo voluto ostacolarla. Abbiamo pagato una retta salatissima nella speranza che, dopo questo corso di studi, potesse trovare più facilmente lavoro. Purtroppo ci siamo sbagliati. Per lavorare ha dovuto lasciare l'Italia e andarsene in Spagna". A raccontarlo è mamma Maria, oggi 70enne. "In questo momento non fa il lavoro per cui ha studiato, ma si occupa di recupero crediti per un portale di organizzazione matrimoni che vende vetrine digitali e servizi pubblicitari a fornitori di matrimoni – racconta a Fanpage.it -. Lo stipendio che riceve è buono e in Spagna si trova bene, ci vive da più 10 anni, ma vorrebbe tornare in Italia perché pensa al futuro di suo fratello che ha la sindrome di Down". "Come genitori siamo angosciati – racconta – perché stiamo invecchiando e ci capita di pensare al futuro che avranno i nostri figli quando non ci saremo più. Il fratello di Chiara ha la sindrome di Down, trasferirci da Palermo a Barcellona è impensabile perché per lui adattarsi ai cambiamenti non è facile. L'ostacolo della lingua è troppo importante e qui frequenta da sempre un centro che per lui è come una seconda famiglia, costringerlo a cambiare realtà sarebbe troppo complicato. Abbiamo sempre voluto che Chiara costruisse la sua vita e che non rinunciasse a niente, ma non ha avuto la possibilità di realizzarsi qui in Italia e di conseguenza oggi non sappiamo che futuro attende suo fratello. Siamo preoccupati per quando non ci saremo più perché questo Paese costringerà uno dei due a ‘rinunciare' a qualcosa".






