Bradley Boyd, ex ufficiale dei Marines, accademico di Stanford, esperto di tecnologie militari avanzate: “Il drone che ha ucciso tre civili non è una svolta, ma rivela una minaccia globale”. Con un minicomputer Nvidia da poche centinaia di euro si possono costruire armi autonome economiche e difficili da fermare.
Il drone russo che a Zaporizhzhia ha colpito a morte la diciannovenne Tetiana Bubynets e altri due civili volava senza controllo umano. Ma non ha scelto di uccidere. Il raid mostra i limiti dell’intelligenza artificiale più che la sua efficacia militare. È l’analisi di Bradley Boyd, ex ufficiale dell’Esercito e dei Marines degli Stati Uniti, oggi accademico a Stanford. I russi avevano scelto come obiettivo una stazione di servizio. Il software del drone avrebbe dovuto riconoscerne e colpirne una parte precisa, forse i serbatoi di propano. Invece ha urtato un muro ed è esploso vicino ad alcuni civili. “Con ogni probabilità è stato un attacco fallito”, dice Boyd a Fanpage.it. “Mette a nudo le carenze della tecnologia”.
La distinzione conta. Non siamo di fronte a una macchina che vaga sul campo di battaglia scegliendo le proprie vittime. Sul piano operativo e giuridico, il raid è assimilabile al lancio di un “normale” missile a guida autonoma. Esseri umani hanno scelto l’obiettivo e ordinato l’attacco. L’automazione è intervenuta solo alla fine. Per Boyd il pericolo più grave è un altro. La guerra in Ucraina mostra a governi, terroristi e cartelli della droga come trasformare componenti commerciali a basso costo in armi autonome. Tra i rottami dei droni russi è stato trovato un Nvidia Jetson Orin: un minicomputer acquistabile da chiunque per poche centinaia di euro. Parliamo di un pc nato per la robotica civile e il riconoscimento delle immagini, è adatto a impieghi militari avanzati. “L’Ucraina sta mostrando al mondo come costruire sistemi d’attacco economici”, avverte Boyd. L’esercito dei robot killer resta fantascienza. Lo scenario di droni a buon mercato lanciati da criminali su una folla per seminare panico e mandare in tilt servizi e sistemi di sicurezza e paralizzare una città, è invece piuttosto realistico. Intanto, la guerra resterà violenta, imprevedibile, di fatto incontrollabile. Non ci saranno mai conflitti combattuti solo tra droni, con poche vittime o punte. E il problema più difficile non sarà inventare tecnologie per distruggere più obiettivi. Sarà sempre quello, tutto umano, di trovare soluzioni politiche e fermare la carneficina.












