Giorgia, nome di fantasia, ha quarant’anni e una vita distrutta. Ha scoperto il tradimento del marito tramite una lettera anonima, come quelle che si scrivevano una volta prima dell’avvento dei social e delle e-mail. Un giorno apparentemente come gli altri, Giorgia rincasa dal lavoro, tira fuori dalla cassetta delle lettere la posta e si accorge che insieme alle utenze varie e alle solite rogne, c’era una busta insolita, senza francobollo, e anche stranamente stropicciata. Rapita dalle solite cose da fare, adagia la posta sulla consolle dell’ingresso, ripromettendosi di aprirla non appena avrebbe avuto un po’ di tempo di qualità. In realtà, quella lettera l’aveva insospettita, ma probabilmente per difendersi da eventuali brutte notizie, aveva totalmente rimosso la sua presenza. I dubbi Da circa un anno il marito, che chiameremo Gianni, era diventato strano: nervoso e felice al tempo stesso. Aveva una luce negli occhi mai vista prima, sembrava essere avvolto da un’aura di mistero e contentezza. Ogni mattina si preparava con cura, spalancando una bella coda di pavone dinanzi allo specchio. Non si trattava della solita cura, ma di una cura maniacale, diversa: Gianni era diventato attento ai dettagli in maniera chiaramente ossessiva. Si recava dal barbiere con più frequenza del solito e non smetteva di fare acquisti. Comprava praticamente di tutto: dagli acquisti online agli abiti alle scarpe, alle tute da ginnastica estremamente eleganti e costose. Aveva perso peso, si era rimesso in forma, e aveva anche assunto un personal trainer che lo seguiva più volte alla settimana come se dovesse prepararlo per delle gare di culturismo. Gianni aveva anche cambiato la sua alimentazione che era diventata esclusivamente proteica, alternata a pillole di ogni tipo e integratori per potenziare la massa muscolare. Gianni, nei confronti della moglie e nei confronti della bambina, era spesso ostile soprattutto quando non riusciva a mettere in atto i suoi rituali quotidiani. Il sabato e la domenica erano diventati per lui giorni chiaramente luttuosi: stava seduto sul divano con il telecomando in mano e il cellulare rigorosamente a pancia in giù, probabilmente per mistificare la possibile presenza di messaggi o e-mail. Era più che chiaro che non vedeva l’ora che si concludesse la domenica per ricominciare la sua settimana altrove. I segnali c’erano tutti, ma Giorgia si ostinava a non vedere. Le amiche del cuore che conoscevano bene la coppia la mettevano in guardia, le dicevano di stare attenta, di fare pedinare il marito o comunque di controllargli il telefono, come fanno spesso tante mogli, ma Giorgia rimaneva chiusa nel suo bozzolo di apparente indifferenza e massiccia negazione della realtà. La lettera “ Cara signora, lei non mi conosce ma io conosco lei. Sono l’amica più cara dell’amante di suo marito. Suo marito è felicemente fidanzato con un’altra donna, la ama tanto, la rispetta, e fa progetti a lungo termine con lei. Le scrivo perché io non approvo la loro relazione, e mi auguro di cuore che suo marito ritorni stabilmente da lei e lasci in pace la mia amica perché lo considero un farabutto”. Iniziava così la lettera perentoria e lapidaria che Giorgia aveva appena ricevuto. Da quelle parole non sarebbe più potuta tornare indietro. Avrebbe dovuto affrontare la realtà, e soprattutto il marito. La negazione dell’accaduto, la crisi di coppia Giorgia affronta Gianni. Lui nega ad oltranza, come da copione, finanche davanti all’evidenza. Sostiene che sta farneticando, che i segnali di un presunto tradimento non possono essere la forma fisica, gli acquisti e il personal trainer. Sostiene anche che una lettera del genere avrebbe potuto scriverla chiunque, e che dare ascolto al cicaleccio transitorio di una squilibrata significava non avere rispetto e fiducia nei suoi confronti. Giorgia si trasforma, diventa una sorta di detective: indaga, controlla i conti correnti, fruga nel cellulare quando il marito è sotto la doccia o lo lascia transitoriamente incustodito. Assolda un investigatore privato che conferma il contenuto della lettera. Inizia a fare una sorta di dolorosissimo collage spazio-temporale postumo: quando il marito diceva di essere al lavoro, quel lunedì di gennaio alle ore quindici, in realtà era con lei in un hotel, e le transazioni della carta di credito lo dimostravano. Quando le raccontava di essere in riunione, quel venerdì di marzo alle ore diciassette, durante il saggio di danza della loro bambina, in realtà era a prendere l’aperitivo con la sua amante in riva al mare. Quel misterioso viaggio di lavoro, fatto in maniera del tutto inaspettata, di fine febbraio, non era mai esistito. Probabilmente stavano festeggiando il loro primo San Valentino, a Venezia. E così via. Giorgia è distrutta, devastata, si sente comparata, sessualmente sminuita, maltrattata. Non riesce più a mettere insieme i cocci del suo cuore frantumato. “Dottoressa, cosa fa, lo giustifica?” Quando i partner giungono in studio lacerati dalla scoperta del tradimento e iniziano a raccontarmi le traversie che li hanno portati in consultazione, sono molto aggressivi e screditanti. Cercano il colpevole. Il partner traditore diventa il mostro, colui che ha abbandonato il progetto coniugale e ha rivolto lo sguardo altrove. Il diavolo, Giuda, il partner maltrattante, aberrante, da crocifiggere e non comprendere. Dopo le prime frasi in cui, solitamente, il partner tradito racconta l’accaduto e l’altro tenta di difendersi, tento di rimettere insieme i pezzi e di ricostruire la storia della coppia: potenzialità e criticità, lacune e strappi, dove e quando si sono smarriti e soprattutto perché (non sempre per colpa di chi). Nel momento in cui sposto l’attenzione dal traditore alle dinamiche di coppia, il partner tradito mi attacca. Succede tutte le volte! In realtà, durante le prime consulenze, il partner sofferente cerca un giudice: colui che possa dare la colpa al partner adultero e che al tempo stesso lo assolva da ogni possibile mancanza con l’autorevole bacchetta magica del terapeuta di coppia. Una coppia che affronta il tradimento è molto di più di un partner che tradisce e uno che viene tradito. È una coppia ferita, usurata dall’incuria e dalla sciatteria, dalle non parole e dall’assenza di baci e di ascolto. Comprendere non significa giustificare Nella prospettiva della sessuologia clinica il tradimento viene spogliato dalla dimensione morale e giudicante per essere analizzato come un fenomeno complesso, multifattoriale e profondamente umano. Tradire non significa semplicemente spezzare un patto o cadere in tentazione: è un messaggio cifrato sulla dinamica del desiderio, sull'identità individuale e sullo stato di salute erotico-affettivo della coppia. Un amore non finisce all’improvviso, ma un bacio alla volta, un silenzio alla volta, uno strappo alla volta. Alcuni passaggi sono stati inventati o modificati per motivi creativi e di privacy. Questo articolo è stato scritto in esclusiva per La Stampa da Valeria Randone, psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano” **** Leggi tutti gli articoli della rubrica “AMORE NON E’ SOLO AMARE” (clicca qui)
Comprendere il tradimento sentimentale attraverso la lente d’ingrandimento della sessuologia
Nuova puntata della rubrica “Amore non è solo amare” della dott.ssa Valeria Randone (www.valeriarandone.it), psicologo e sessuologo clinico. Se avete domande o…






