La linea. 27 agosto 2026 alle 00:39
Cominciare a lavorare prima, accorciare i turni, concentrare le attività nelle ore meno calde e lasciare il posto di lavoro prima che la temperatura raggiunga i livelli più pericolosi.È questa la strada indicata da Cna, Confindustria e Confapi per affrontare le giornate di caldo estremo in Sardegna: una rimodulazione dell’orario di lavoro che, in alcuni casi, porta a turni notturni, giornate più brevi, fino anche a sei ore, senza però compromettere la produttività. Il principio è semplice: lavorare meno tempo nelle ore in cui il caldo pesa maggiormente non significa automaticamente produrre meno. Al contrario, secondo le associazioni d’impresa, «una minore esposizione allo stress termico possono tradursi in una maggiore produttività nelle ore effettivamente lavorate».
Meno ore, più sicurezza
«Queste misure – spiega Andrea Porcu, direttore generale di Confindustria Sardegna – hanno permesso, in proporzione alle giornate di allerta più numerose degli scorsi anni, di limitare l’utilizzo della cassa integrazione, garantendo continuità nel lavoro ed evitando il fermo nelle produzioni». Una scelta che, aggiunge, ha consentito di «evitare danni significativi alle aziende». Il tema non riguarda infatti soltanto le ore di lavoro perse. «La cassa integrazione interviene sulle ore non lavorate – sottolinea Porcu – ma non copre i danni delle sanzioni che incorrono quando il lavoro non viene consegnato per tempo». La rimodulazione, però, secondo Porcu non può essere identica per tutti. Le condizioni cambiano a seconda del settore, della lavorazione e dell’organizzazione aziendale. «È difficile pensare che un piano territoriale univoco possa funzionare per tipi di lavorazioni e aziende diverse – osserva – ma i rischi per i lavoratori sono talmente importanti, e la loro tutela così prioritaria, che è fondamentale che qualcosa cambi».






