Quasi la metà del reddito delle famiglie, per la precisione il 42%, se ne va per sostenere spese “obbligate”, dalla casa alle bollette, dai trasporti alle assicurazioni fino alla sanità. Un peso che, rispetto al 1995, è aumentato di circa 5 punti percentuali. Nel dossier elaborato dall’ufficio studi di Confcommercio e diffuso ieri mancano dati territoriali. Mps, Bpm è critica: non c’è premio. Moody’s: «Significative incertezze»

Ma nel Mezzogiorno il peso delle spese obbligate rischia di essere ancora più gravoso che nel resto del Paese. Per una ragione semplice: quando il reddito disponibile è più basso, spiega il direttore del centro studi dell’associazione, Mariano Bella, la quota destinata a casa, bollette, trasporti, assicurazioni e sanità finisce inevitabilmente per comprimere con maggiore forza i consumi liberi.I NUMERI In valori assoluti significa che ogni italiano destina mediamente 9.693 euro l’anno alle spese che difficilmente può evitare. La voce più pesante è quella dell’abitazione: 5.335 euro pro capite, 72 in più rispetto al 2025 e oltre la metà dell’intero ammontare delle spese obbligate. Seguono assicurazioni e carburanti, con 2.310 euro, e l’energia, con 1.829 euro. Proprio l’energia rappresenta però il dato più interessante. Dal1995 a oggi la spesa pro capite si è ridotta di 1.231 euro. Un calo che non significa che bollette e tariffe siano diventate meno onerose. Al contrario, il prezzo di energia, gas e carburanti è aumentato in trent’anni del 211%. A diminuire sono stati i consumi: da un lato le famiglie hanno reagito ai rincari riducendo gli sprechi e modificando i propri comportamenti, dall’altro il progresso tecnologico ha reso elettrodomestici, impianti e abitazioni più efficienti.IL FOCUS Ed è proprio questa dinamica che può rendere meno pesante il conto nel Mezzogiorno.Il clima più mite riduce almeno in parte i consumi energetici, ma difficilmente compensa il divari o nei redditi disponibili. Per una famiglia con meno risorse, infatti, anche una bolletta più bassa può incidere percentualmente più che alNord. E soprattutto restano incomprimibili le altre voci: affitti, costi dell’abitazione, assicurazioni, carburanti, trasporti e sanità. La vera anomalia fotografata da Confcommercio riguarda infatti l’andamento dei prezzi. Dal1995 il deflatore delle spese obbligate è cresciuto del140,8%, quasi due volte e mezzo rispetto al +57,4%dei beni commercializzabili e molto più del+88,4%registrato dai servizi, con il picco toccato da energia, gas e carburanti i cui prezzi sono cresciuti in trent’anni del 211%. Una forbice che aiuta anche a spiegare perché l’inflazione percepita dalle famiglie sia spesso superiore a quella misurata dagli indici generali. In questi trent’anni gli italiani hanno comunque dimostrato una forte capacità di adattamento, modificando il proprio carrello e sacrificando soprattutto gli acquisti più tradizionali. Nel frattempo è cambiato anche il confine tra ciò che è necessario e ciò che è voluttuario: smartphone, computer e connessioni internet, un tempo considerati consumi accessori, sono ormai indispensabili per lavorare, studiare, utilizzare i servizi bancari e dialogare con la pubblica amministrazione. Nel 2026 qualche segnale positivo arriva proprio dai consumi liberi.La spesa per servizi legati a tempo libero, ristorazione e viaggi cresce dell’1,9%, circa 98 euro in più per abitante. Salgono anche gli acquisti di prodotti tecnologici e di beni durevoli, favoriti in molti casi dalla riduzione dei prezzi. Continua invece a soffrire l’alimentare in termini di volumi, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dei nuovi stili di vita. Ma la ripresa resta fragile. La quota dei beni commercializzabili scende al 3 7,5%dei consumi e i servizi non hanno ancora recuperato pienamente il picco del 21,3% raggiunto nel 2019. In termini reali, inoltre, solo nel biennio 2025-2026 i consumi pro capite sono riusciti a tornare sui livelli precedenti alla crisi del 2007. Sul quadro pesa anche la demografia: oltre un quarto della popolazione italiana ha ormai più di 65 anni e rispetto al massimo del 2014 il Paese ha perso circa 1,5milioni di residenti. Per il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli la risposta deve arrivare anche dalla politica economica. «L’incidenza sui bilanci familiari delle spese obbligate rimane elevata, in particolare per carburanti e bollette a causa dei rincari energetici», sottolinea, chiedendo interventi «su fisco e tariffe, eliminando le distorsioni che gravanosui costifissi».