di
Federica Nannetti
Il 37enne del Kosovo racconta la sua vita stravolta dopo i fatti dello scorso 19 luglio: «Vorrei sparire, per me a Bologna non c'è più futuro»
È l'uomo che, come si vede nel video, aiuta i due agenti a tenere fermo Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto lo scorso 19 luglio dopo quell'intervento di polizia. Ha 37 anni, è originario del Kosovo, e da quel giorno vive nascosto in casa, ospitato da amici o da qualche parente. A pesare sulla sua vita stravolta le tante minacce, anche di morte, arrivate fin dai minuti successivi la morte di Fakir in via Svevo, al Pilastro, a Bologna. In quella strada vive anche la madre che ora va a trovare per precauzione solo di notte e con non poca paura addosso. Ha dovuto lasciare tutti i lavoretti che aveva per mantenersi, mentre i suoi tre figli in queste settimane sono rimasti a casa della ex moglie. Per la prima volta ha deciso di parlare, a patto di rimanere anonimo.
Da quel giorno è andato via dal Pilastro, perché?«Subito dopo la morte del signor Fakir sono stato aggredito, picchiato; un amico mi ha anche raccontato delle minacce che girano, tra residenti e non solo: “Ti spacchiamo la testa”. “Devi sparire”. Vorrei sparire davvero in questo momento, per me a Bologna non c’è più futuro».







