Vive recluso a casa di un amico da un mese e mezzo, esce per compere essenziali e al Pilastro va solo di notte a trovare la mamma. È il racconto del 37enne che la mattina del 19 luglio è intervenuto nelle operazioni di immobilizzazione di Abderrahim Fakir a Bologna tenendogli i piedi. Da quel giorno, dice in un'intervista all'edizione online di Repubblica chiedendo di rimanere anonimo, non può più frequentare il quartiere: è scappato per paura dopo le minacce di un gruppo di residenti, e non solo. "Mi hanno anche picchiato", dice. Quella domenica, racconta, "stavo dormendo e alle 10.45 sono stato svegliato da un uomo che urlava e stava male. Non avevo mai incontrato Fakir - precisa - ma quando mi sono affacciato ho visto che si stava facendo male, sbattendo la testa nello spigolo delle scale del cortile. Dopo sono arrivati gli agenti, provavano a tranquillizzarlo. Non ho visto cattiveria. Lui però era agitato, in stato di sofferenza fisica. Allora i poliziotti, vedendomi dalla finestra, mi hanno chiesto di portare per lui un po' d'acqua". Così l'uomo è sceso da casa con una bottiglia.
L'intervento di poliziotti e sanitari su Abderrahim Fakir, immobilizzato dagli agenti a Bologna
"Fakir ne beveva un po', e dopo la buttata via. Stava male, ma non era violento. A quel punto è arrivata una macchina, di alcuni miei vicini di condominio, lui l'ha urtata e poi si è buttato verso l'auto e poi verso il guidatore. Ma semplicemente perché non stava in piedi e perché stava male, non con violenza. Ma i poliziotti, per evitare il peggio, lo hanno fermato". "Prima di me c'erano - prosegue - due ragazzi del Marocco che collaboravano con gli agenti e che non stanno avendo nessuna delle conseguenze che sto subendo io. Poi, dopo che si sono allontanati, le forze dell'ordine hanno chiesto a me, in modo spontaneo, di aiutarli: tenendolo fermo per bene dato lui che non si calmava". "Volevo solo aiutarlo". Dopo poco, però, quando Fakir resta immobile mentre lo legano, si rende conto che qualcosa non va. "Sono stato uno dei primi a chiedere: 'Ragazzi, ma respira?'. Si sente anche nel video che è circolato. La situazione però sembrava sotto controllo, forse aveva avuto un mancamento e c'era del personale qualificato vicino". "Spero che la famiglia di Fakir possa aiutarmi in qualche modo, e convincere chi mi vuole fare del male che non c'entro niente. Ero lì per caso e non avrei mai pensato - conclude - Fakir potesse morire".








