Si chiamava Abderrahim Fakir. Aveva 43 anni, era di origine marocchina, è morto ieri a Bologna fra le mani di due agenti della Polizia che provavano a bloccarlo. Mentre il caso Roggero riaccende il dibattito sulla sicurezza un altro caso di cronaca si prende i riflettori.Fakir è deceduto ieri pomeriggio al Pilastro, quartiere popolare e multietnico del capoluogo emiliano, durante un controllo della Polizia attivato su richiesta di alcuni cittadini che hanno segnalato al 113 un uomo in escandescenze. C'è un video e le immagini sono choc. Due agenti bloccano a terra l'uomo, sposato e residente a Borgonuovo di Sasso Marconi, aiutati da un terzo uomo presente sulla scena. Fakir si dimena, prova a divincolarsi, urla senza sosta per quasi tre minuti: «Basta, aiuto, ahia, lasciatemi».
La dinamica I poliziotti cercano di ammanettarlo con le fascette. Uno gli blocca la schiena con un ginocchio e con entrambe le braccia preme sulla sua nuca in direzione dell'asfalto, l'altro tiene ferma la parte inferiore della schiena e prova a legarlo. Dopo tre minuti circa la voce si affievolisce fino a spegnersi, Fakir tace e resta immobile, mentre l'intervento prosegue sotto lo sguardo di due soccorritori del 118 presenti sul posto con un'ambulanza. Ci vogliono altri due minuti prima che gli agenti si accorgano che Fakir, ormai immobilizzato, non dà più segni di vita. Morto. Il video, reso pubblico dalla famiglia, scatena la polemica. Fonti della questura di Bologna spiegano che gli agenti sono «intervenuti su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza». E ancora: «Intervenuti per contenere il soggetto, sono stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un'auto. Gli agenti hanno richiesto immediatamente anche l'ausilio dei sanitari del 118».Il corpo di Fakir rimane a terra coperto da un telo, viene portato via intorno alle 16.30 mentre in quartiere si registrano già tensioni con i poliziotti, man mano che famigliari e abitanti accorrono sulla scena. Partono cori contro le forze dell'ordine al grido "giustizia". Ci sono anche il fratello, che viveva insieme all'uomo, e la sorella di Fakir. Titolare di una ditta di facchinaggio, in Italia da diversi anni, Fakir si trovava a Bologna in via Svevo per far visita ad alcuni parenti.Non si dà pace la sorella. «Io non mi darò pace finché mio fratello non sarà vendicato. Non mi darò pace» si sfoga la sorella con i cronisti sul posto, visibilmente scossa. «Non sappiamo cosa è successo - prosegue - lo sanno loro, la polizia, cosa è successo a noi è arrivata la chiamata che è morto. Lo hanno ammanettato ed è morto. Lo hanno aggredito loro. Lo hanno ammazzato e picchiato, ci sono testimoni».Dal Viminale bocche cucite. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è stato informato subito dei fatti e così anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E intanto le bodycam dei due agenti intervenuti saranno messe a disposizione del pm Domenico Ambrosino. Dalla Questura trapela una prima ricostruzione della vicenda: Fakir avrebbe avuto una colluttazione con gli agenti danneggiando un mezzo ed è stato immobilizzato con l'uso di uno spray al peperoncino. Durante le operazioni di arresto avrebbe accusato un malore. Ipotesi tutte da verificare, ovviamente. L'Ausl di Bologna ha disposto un'indagine interna per fare luce sull'episodio. Nel frattempo il video choc che testimonia l'agonia dell'uomo di origine marocchine fa il giro del web e apre la polemica politica.Le reazioni «Ritroviamoci per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, per un momento di raccoglimento e riflessione, per affrontare uniti questa tragedia come Bologna sa fare» chiama a raccolta i concittadini il sindaco di Bologna Matteo Lepore quando è sera. Ed ecco il presidente della Regione Michele De Pascale insieme a lui: «È fondamentale che venga fatta piena luce sui fatti». «Nel nostro Paese nessuno può morire così» scrive sui social la senatrice Cinque Stelle Mariolina Castellone.Durissima Ilaria Cucchi da Avs: «Un fatto estremamente grave. Si tratterebbe dell'ennesimo caso di un uomo in chiaro stato confusionale, che chiede aiuto e invece di avere soccorso viene bloccato dalle forze dell'ordine e si dirà che è morto per asfissia posturale».In difesa degli agenti si muove il capogruppo di Fratelli d'Italia a Montecitorio Galeazzo Bignami: «La morte di una persona è sempre un evento drammatico. Attendiamo l'esito delle doverose verifiche in corso, ma da quanto è dato comprendere l'intervento delle Forze dell'Ordine, richiesto dai cittadini e a cui dei cittadini hanno contribuito, risulta condotto con professionalità e modalità consone al tipo di esigenza che si era posta».










