Caro Aldo,ho letto la sua risposta a un lettore («Cos’era il fascismo vissuto dall’interno»), e non sono d’ accordo: se fosse stato chiaro cosa fosse il fascismo come mai, per esempio, un politico, più volte capo del governo, un gran volpone come Giolitti, non capì affatto cosa fosse il fascismo? E se non lo capì Giolitti come potevano capirlo tanti altri? La maggior parte non lo capì e capì invece un’altra cosa e per questo quelli furbi, i liberali, i vecchi politici, che avevano governato fino a poco prima, pensarono di utilizzare Mussolini per qualche tempo e sbarazzarsene dopo, solo che il duce fu più furbo di loro.Francesco MirabellaCatania
Caro Francesco, non credo che, quando Giorgia Meloni dice che durante il fascismo si poteva avere una percezione diversa rispetto ai ragionamenti che si fanno oggi, si riferisse a Giolitti. Tuttavia non c’è dubbio che una parte della vecchia classe dirigente liberale prese un abbaglio. Sottovalutò Mussolini, pensò di potersi servire di lui per poi sbarazzarsene, fece buon viso a cattivo gioco; e finì per esserne travolta. Non accadde soltanto ai vecchi liberali come Giolitti. Accadde anche al giovane capogruppo dei Popolari alla Camera, Alcide De Gasperi, che votò la fiducia al primo governo Mussolini. Fece in tempo a cambiare idea rapidamente, anche perché finì nelle carceri fasciste. Non c’è dubbio che, per un conservatore o per un moderato, dopo la Prima guerra mondiale la situazione presentasse dei rischi. Tuttavia nel 1922, quando Mussolini prese il potere, il biennio rosso era finito, e il neonato Partito comunista — che alla Camera aveva appena una quindicina di deputati — non rappresentava certo una minaccia. È importante precisare che il carattere violento e diciamo pure delinquenziale del fascismo emerse fin dall’inizio. Dire che ci furono atrocità da ambo le parti è una formuletta che serve alle polemiche politiche attuali, ma era del tutto priva di senso in quel contesto. Mussolini aveva un’organizzazione militare che i socialisti non avevano. Il duce — lo chiamavano già così — aveva ai suoi ordini un vero e proprio esercito privato, armato non soltanto di manganelli e pugnali ma anche di cannoni e mitragliatrici, spesso foraggiato e protetto dall’esercito quello vero. Quando il re chiede ad Armando Diaz se può contare sull’esercito, e Diaz risponde: «Certo Maestà, ma sarebbe meglio non metterlo alla prova», in quel momento il colpo di Stato di Mussolini riesce. È difficile oggi stabilire se fosse un bluff o una minaccia reale. Resta il fatto che Mussolini si rivelò abile e spregiudicato sulla scena politica interna, ma del tutto inadeguato a condurre l’Italia nel gioco delle grandi potenze. Non è inutile ricordare che dichiarò guerra contemporaneamente all’impero britannico, all’Unione Sovietica e agli Stati Uniti d’America. Non occorreva il senno del poi per capire che si stava mettendo male.







