Dopo l’attentato inscenato contro di lui lo scorso ottobre, attorno al conduttore di Report Sigfrido Ranucci si è sviluppata una discussione che non riguarda tanto l’episodio in sé – sul quale è in corso un’inchiesta giudiziaria nella quale Ranucci è considerato parte lesa – ma su alcuni suoi comportamenti e dichiarazioni emersi intorno a questa vicenda, che hanno sollevato dubbi sul suo metodo di lavoro e più in generale sulla reputazione da giornalista irreprensibile che si era costruito nel corso degli anni.
Nelle ultime settimane si è discusso in particolare di come Ranucci avrebbe gestito rapporti con fonti e persone coinvolte nelle sue indagini giornalistiche, ma anche delle sue frequentazioni con colleghe e sottoposte: e di quanto queste relazioni siano state opportune sul piano deontologico o cercate per obiettivi più di potere che giornalistici. Sono dubbi che emergono sia dalla sua amicizia con Valter Lavitola, controverso imprenditore già condannato per più reati, che ha confessato di essere il mandante dell’attentato, sia da un libro dello stesso Ranucci uscito nel 2024, La scelta, in cui raccontò le sue relazioni sessuali con una stagista di Report e con due donne che lo avevano contattato per fornirgli informazioni.















