Il muro di cinta creato dalla sinistra intorno a Sigfrido Ranucci si sta pian piano sgretolando. E sono gli stessi partiti e quotidiani che lo avevano elevato a unico custode del giornalismo d’inchiesta che ora cominciano a prenderne le distanze. In parte vista la piega che sta prendendo l’indagine sul mandante dell’attentato al conduttore di Report, Valter Lavitola, definito dallo stesso Ranucci suo «grande amico».Dall’altra, i continui complotti evocati dal giornalista rispetto all’attentato e ai grandi potenti del mondo che vorrebbero metterlo a tacere. «Anche meno». E a scriverlo è nientepopodimeno che Repubblica. Pian piano, la difesa a oltranza di Sigfrido sta venendo meno anche sulla stampa rossa.Ieri il quotidiano diretto da Stefano Cappellini - che alcuni giorni fa aveva scritto un lungo editoriale in cui aveva chiarito il suo ruolo nel fantomatico sondaggio ideato da Lavitola per lanciare la candidatura di Ranucci a premier - ha dedicato una spalla della prima pagina a un titolo eloquente: «Serve un limite al complottismo».Pure Rep ha bollato come «ipotesi complottiste» quelle evocate da Ranucci sui mandanti del suo attentato: «Un piano mondiale, un disegno trumpiano di delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti, con noti terminali dell’informazione controllati dalla destra italiana e il piano Rinascita di Licio Gelli è forse troppo». Forse eh.Repubblica ha smontato anche il tentativo di accostare la destra italiana all’attentato: «Sappiamo che certi esponenti politici della maggioranza considerano Report cattivo giornalismo e lo chiuderebbero domani mattina, se potessero. Ma questo li mette in collegamento con Lavitola e le sue trame? Ci autorizza a tirare in ballo vecchi fantasmi italiani (Gelli) e nuovi incubi contemporanei (Trump), tutti insieme appassionatamente? Anche meno, direi». Non solo: il giornale ha messo al muro Ranucci che da settimane tenta di svicolare circa il suo rapporto con il faccendiere/attentatore: «Fa strano che su quello di cui non sappiamo nulla e che è più lontano - mandanti di mandanti e altre cospirazioni - Ranucci creda di poter dire di tutto, mentre di quello che è più vicino e almeno in parte accertato non ci dica praticamente nulla».Ma Sigfrido non sta perdendo sostenitori solo tra i colleghi più accaniti. Anche nel Pd emergono i primi malumori sulla difesa a oltranza del giornalista. Il primo a sbilanciarsi è stato il senatore del Pd Luigi Zanda, secondo cui Ranucci «dovrebbe lasciare la conduzione per il bene suo e della Rai». Una presa di posizione che va a sommarsi a quella di un altro ex senatore dem, Stefano Esposito, a suo dire vittima del “metodo Report” quando venne coinvolto in un’inchiesta giudiziaria.
Sigfrido Ranucci irriso da Repubblica. E dentro il Pd... | Libero Quotidiano.it
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