Per il regime dei talebani afghano, l'ostensione del corpo femminile è un peccato indicibile. La donna deve cadere all'interno del proprio burqa o hijab senza alcuna possibilità di esistere. Figurarsi pensare solo alla possibilità che mogli, figlie o sorelle dei fondamentalisti possano praticare una disciplina sportiva, arrogandosi il diritto di essere viste al di fuori delle mura casalinghe e le conseguenti minacce di morte. A farne le spese è stata anche la squadra di cricket femminile afghana, collettivo di ribelli di fronte alla tirannia, riuscite a fuggire dal Paese nel 2021, anno in cui gli estremisti sono tornati al potere dopo il ritiro delle truppe statunitensi.

Le atlete sono state protagoniste di una diaspora forzata, fatta di attraversamenti di confine segreti coordinati dal Pakistan, voli militari per Dubai e infine un viaggio diretto in Australia. La maggior parte di loro è rimasta in Oceania, mentre altre si sono stabilite in Canada e nel Regno Unito assumendo lo status di rifugiate. Alla squadra non è consentito giocare sotto la propria bandiera, né rappresentare il Paese in cui le giocatrici sono nate. Ma lungi dallo scoraggiarle, questa spersonalizzazione si è trasformata nell'opportunità di "essere la voce" per le connazionali che "non possono parlare, giocare, andare a scuola e praticare sport", ha assicurato al Telegraph Sport Samim, membro del team di cricket. I diritti umani delle donne rimaste in Afghanistan si sono erosi sempre di più in questo quinquennio, fino all'approvazione di una legge che da quest'anno consente agli uomini di picchiare le mogli purché ciò non provochi "fratture ossee o ferite aperte". E allora sembra quasi un gioco da ragazze gestire allenamenti a distanza che triangolano in contemporanea le giocatrici presenti in Canada, Inghilterra e Australia e assicurarsi che la preparazione sia uniforme e adeguata. Durante un tour nel Regno Unito durato 18 mesi, la squadra esiliata ha avuto la possibilità di incontrare re Carlo III, che si è detto "felice che possiate seguire i vostri obiettivi". Tra le richieste lasciate in dono a Carlo, il sogno rimane quello di poter rappresentare il proprio Paese nelle competizioni dell'International Cricket Council. In tal senso, nel calcio la Fifa ha fatto da apripista consentendo all'Afghan Women United, corrispettivo calcistico formato da rifugiate afghane, di giocare le partite ufficiali del circuito. L'Icc sta elaborando una tabella di marcia affinché la nazionale femminile di cricket possa partecipare alle qualificazioni mondiali entro il 2030, nonostante l'organo di governo in questione riconosca lo status di membro a pieno titolo all'Afghanistan Cricket Board, ente sotto il controllo dei talebani. Un primo passo per tornare ad essere viste e reclamare il diritto a esistere.