Il responsabile della macroanalisi e della comunicazione di Cfo Sim all'AdnKronos: "Nodo premio 10% offerto a Banca Generali? Potrebbe essere basso". Sul cda di ieri di Bpm: "Il Banco potrebbe rimanere freddo anche con l'introduzione di un premio"

È soprattutto su Banca Generali che si gioca uno dei passaggi più delicati della partita della doppia offerta lanciata da Mps. Domani è infatti atteso il cda del Leone di Trieste, chiamato a valutare anche l’Ops lanciata da Mps sulla controllata del wealth management. Un’operazione che potrebbe cambiare gli equilibri nel risiko bancario italiano e che mette Generali davanti a una scelta strategica tutt’altro che semplice. "Generali non rischia di trovarsi in solitaria", osserva Antonio Tognoli, responsabile della macroanalisi e della comunicazione di Cfo Sim, commentando all’Adnkronos il quadro che si è aperto dopo la freddezza mostrata da Banco Bpm verso la doppia operazione di Mps. Secondo Tognoli, il Leone resta un attore centrale e conserva diverse alternative sul tavolo.

A rendere particolarmente rilevante la decisione di Generali è il fatto che la compagnia controlla circa il 50,1% di Banca Generali. Senza il suo via libera, dunque, l’Ops di Mps sulla società del wealth management difficilmente potrebbe assumere una dimensione decisiva. In caso di adesione, Generali riceverebbe azioni Mps, diventando azionista rilevante del nuovo gruppo: una quota che potrebbe aggirarsi intorno al 12-13% nel caso della sola operazione su Banca Generali e ridursi sensibilmente qualora andasse in porto anche l’Ops su Banco Bpm. Al centro della valutazione c’è anche il premio riconosciuto da Mps agli azionisti di Banca Generali. "Il premio del 10% è un elemento di attrattività, ma gli investitori lo giudicano contenuto rispetto al rischio di detenere azioni Mps", spiega Tognoli. Un elemento che potrebbe pesare sulle valutazioni del cda di Generali, chiamato a esaminare l’offerta "senza pregiudizi".