Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiTremendi ricorsi. La ormai confermata circostanza che per allenare la volontà dell’Intelligenza artificiale, i colossi delle big tech distruggono irrimediabilmente migliaia di libri, assume un significato più che simbolico.
La tecnica del destrusctive scanning (scansione distruttiva) comunemente utilizzata da aziende o privati per dematerializzare gli archivi cartacei, in mano ai signori dell’IA che la utilizzano per farla diventare più potente, finisce per richiamare i famigerati roghi dei libri, ricorrenti nella storia. Le big tech aggirano così il pagamento dei diritti d’autore: la copia digitale sostituisce la copia fisica del libro e così i tribunali riconoscono che si tratta di un uso “trasformativo” e non di “pirateria”. Tuttavia, nel passaggio epocale dell’avvento dell’Ia che tutto assorbe e tutto sostituisce, il richiamo ad uno dei metodi storicamente più usati per reprimere idee, culture e confessioni religiose, diventa più di una suggestione.
Avvenne in Cina per cancellare il pensiero confuciano. Accadde nell’antica Roma in ogni epoca, da ultimo sotto Diocleziano con i testi cristiani. Fece una brutta fine la biblioteca di Alessandria d’Egitto. La medesima della Biblioteca di Cordova per mano islamica. Quella di Bagdad sotto l’assedio mongolo. A Firenze nel 1497 Girolamo Savonarola organizzò il Falo delle vanità. Stessa epoca, lo fece l’Inquisizione spagnola perfino con i testi religiosi Maya. I cattolici hanno bruciato le opere di Martin Lutero; per risposta, Lutero ha bruciato i testi cattolici. A fuoco sono andati i testi di Giordano Bruno e Spinoza. Sotto la regia di Goebbels, gli studenti nazisti hanno bruciato in piazza oltre 25mila libri. Lo stesso fece la Rivoluzione Culturale cinese di Mao Tse-tung. L’assedio di Sarajevo portò alla distruzione di oltre 1,5 milioni di volumi e manoscritti rari. Un excursus storico per il quale l’IA ci ha impiegato un secondo.







