Martedì in Lombardia Domenico Zuccarella, un uomo di 59 anni affetto da sclerosi multipla, è morto ricorrendo alla pratica del suicidio assistito. È la terza persona ad accedere a questa procedura nella regione, ma è la prima volta che l’intero processo è stato gestito dal Servizio sanitario regionale: Zuccarella aveva presentato la richiesta all’Asst Ovest Milanese a novembre del 2025 e da quel momento il Servizio sanitario aveva individuato il personale sanitario (resosi disponibile su base volontaria), il farmaco e la strumentazione necessari, l’assistenza sanitaria e il luogo dove effettuare la procedura.

Ne ha dato notizia l’Associazione Luca Coscioni, che si occupa da anni di diritti civili e in particolare del cosiddetto “fine vita” (come viene chiamato l’insieme di questioni che riguarda la morte e le scelte sul periodo che la precede). In una nota però ha aggiunto che dal momento della richiesta Zuccarella ha atteso 290 giorni (più di nove mesi) prima di poter accedere alla pratica, nonostante le linee guida regionali, emanate a maggio del 2026, prevedano un termine massimo di 145 giorni, ossia quattro mesi e tre settimane.

Il suicidio assistito è una pratica che in Italia è legale in certi casi grazie a una sentenza della Corte costituzionale del 2019, ma su cui non è mai stata approvata una legge nazionale (nonostante numerose sollecitazioni della Corte al parlamento). Tre regioni (Sardegna, Toscana ed Emilia-Romagna) si sono dotate in maniera autonoma di una legge sul suicidio assistito, mentre nelle altre ogni caso è gestito facendo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale.