In Lombardia si è verificato il primo caso di suicidio medicalmente assistito interamente organizzato e gestito dal Servizio sanitario regionale. A ricorrere alla procedura è stato Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, morto il 25 agosto 2026 dopo aver ottenuto l’assistenza prevista dal Servizio sanitario regionale lombardo.

A riferirlo è l’Associazione Luca Coscioni, secondo la quale si tratta della terza persona in Lombardia ad avere accesso alla morte volontaria e, allo stesso tempo, del primo caso in cui il sistema sanitario regionale ha curato direttamente l’intera fase attuativa.

L’organizzazione sanitaria avrebbe garantito non soltanto l’assistenza medica, ma anche la disponibilità del farmaco e della strumentazione necessaria. Il Servizio sanitario regionale si sarebbe inoltre occupato dell’individuazione del luogo nel quale procedere, assicurando il supporto sanitario durante tutte le fasi dell’intervento.

La vicenda riaccende il dibattito sul suicidio medicalmente assistito, sul diritto all’autodeterminazione e sul ruolo delle strutture pubbliche nell’accompagnamento di pazienti affetti da patologie gravi e irreversibili. Al centro resta la condizione delle persone sottoposte a sofferenze considerate intollerabili e la necessità di garantire procedure trasparenti, rispettose della volontà individuale e conformi alle verifiche previste dalla legge.