L’adesione allo screening per il tumore al colon-retto in Italia è bassa: appena un terzo delle persone invitate vi partecipa (analisi dati Gimbe). Eppure, ribadisce oggi uno studio apparso sulle pagine della rivista Jama Network Open, sottoporsi a questo screening - con la ricerca del sangue occulto nelle feci - riduce la mortalità per malattia di oltre il 40%. Più di quanto stimato in passato.
Test del sangue occulto e colonscopia
I programmi di screening oncologico consentono di intercettare precocemente la patologia e trattarla, migliorando le possibilità di cura. In generale, si legge nel sito del Ministero della Salute, nel caso dello screening al colon-retto, la seconda causa di morte oncologica al mondo (fa quasi un milione di vittime ogni anno), si stima una riduzione di almeno il 20% grazie alla ricerca di segni precoci di possibile malattia. Ma calcolare i benefici nel mondo reale non è mai semplice, anche alla luce di dati non sempre concordi: recentemente, infatti, ricorda un commento sulla stessa rivista ma di qualche giorno fa, uno studio (NordICC) non ha mostrato benefici in termini di mortalità usando come esame di screening la colonscopia (solitamente raccomandata solo in seguito a positività alla ricerca del sangue occulto). Ma da più parti l’esperienza con la ricerca del sangue occulto nei programmi di screening ribadisce i benefici del test. Nel caso odierno parliamo dell’esperienza accumulata in Svezia, dove il programma di screening è stato allestito a partire dal 2008 (in Italia siamo partiti un pochino prima), e il guadagno calcolato, in termini di riduzione della mortalità è maggiore di quel 20%.







