Nel 2023 Christopher Burston, un uomo di 73 anni dell’isola di Portland, in Gran Bretagna, scoprì di avere un tumore al colon grazie allo screening. Come negli anni precedenti, aveva ricevuto il kit per la diagnosi precoce, ma questa volta il risultato aveva rivelato del sangue nelle feci. La colonscopia che seguì mostrò poi un carcinoma al terzo stadio. Fin qui la storia di Christopher è simile a quella di molti altri - tra cui circa 3 mila persone in Italia che, in quello stesso anno, hanno individuato il tumore proprio grazie allo screening colon-rettale (su quasi 2 milioni e 700 mila cittadini che hanno partecipato).
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18 Marzo 2026
Il caso di Christopher
Il motivo per cui parliamo di lui è che, proprio in quel periodo, in Gran Bretagna stava partendo un piccolo studio (Neoprism, di fase 2) per testare l’efficacia dell’immunoterapia somministrata prima dell’intervento chirurgico nei tumori in stadio precoce (stadio 2 o 3). Non per tutti i casi, però: soltanto per una minoranza in cui il tumore presentava un particolare “difetto” genetico (difetto del Mismatch Repair o instabilità dei microsatelliti) per cui il Dna accumula facilmente delle mutazioni, e che già sappiamo rispondere bene all’immunoterapia. Il tumore di Christopher era tra quelli.






