di Samanta Di Persio, scrittrice

Non volevo credere ai miei occhi. Ho pensato davvero a un fake o a un profilo falso, quindi sono andata a verificare sulla pagina ufficiale di Roberto Vannacci. Invece, come San Tommaso, ho constatato che era stata davvero pubblicata la foto della giornalista Marianna Aprile, definita “meticcia” con la seguente didascalia: “Persona che, essendo di sinistra, non si sente abbastanza italiana da dirlo chiaramente e per non rischiare di sembrare di Destra”. Quest’ultima parola era scritta con la maiuscola, come se fosse ormai diventata un nome proprio per Futuro Nazionale. Del resto si vanta di aver inaugurato il dizionario della lingua italiana che a fine giornata dispensa definizioni di cui tutti gli italiani non potevano fare a meno.

Dopo il video riprovevole in cui i leader dell’opposizione venivano rappresentati come condannati a morte sotto il pollice verso dell’imperatore Vannacci, ormai sembrerebbe lecito qualsiasi insulto che nulla ha a che vedere con la satira. La satira è intelligenza. La vera satira è sottile, graffiante, utilizza il sarcasmo per denunciare vizi, difetti e abusi di potere. Nacque come genere letterario indipendente nel mondo romano con autori come Lucilio e Orazio.