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Matteo Fontana

I ricordi di presidenti e tecnici che hanno visto crescere il calciatore protagonista del gol con il Milan a 19 anni: dall'Indomita al Giorgione, fino all'Hellas e alla grande occasione

Il 3 agosto 2020, Alphadjo Cisse, insieme a papà Saloussy e a mamma Habibatou, entra nella sede del Verona. Con loro c’è Fabio Dalla Costa, al tempo responsabile del settore giovanile del Giorgione. Alphadjo è intimidito dalla grande sede del club gialloblù, in via Olanda, nella zona Sud della città. Il 22 ottobre compirà 14 anni e sta per passare all’Hellas: «Era serioso e un po’ in soggezione. Così gli ho detto di fare un sorriso, che si doveva vedere che era felice», ricorda Dalla Costa, adesso. Di anni ne sono passati sei e poi altre tre settimane sono trascorse. Domenica, l’Italia del calcio ha scoperto Cisse, proiettato tra i big della Serie A dal gol segnato con il Milan nella partita vinta 2-1 sul campo del Torino. Una rete per mettere sotto teca una prestazione di pura classe. Perché questo ragazzo cresciuto nel rione di Treviso (la città in cui è nato) che comprende Monigo, San Giuseppe e San Liberale, famiglia di origine guineane e già Azzurro nelle Under italiane (e già il «richiamo» di Roberto Mancini prende quota), ha il talento riservato a chi vive la gioia della partita.