È un passaggio obbligato dell’estate, ormai: non passa agosto senza che si parli di bagni, in piscina o in mare, e di donne, preferibilmente musulmane. E la polemica è assicurata. Quest’anno la scintilla è partita dall’Alto Adige ma è rimbalzata presto a Roma, nel quartiere di Tor Tre Teste: quasi a voler far nascere il sospetto che la tendenza probabilmente esista anche in chissà quanti altri Comuni. A fare scandalo è la decisione di riservare la piscina, per qualche ora al giorno, alle donne. Una scelta che la sinistra giustifica come una spinta alla socializzazione, mentre la destra la definisce senza mezzi termini «un cedimento all’islamizzazione della società». La realtà l’ha raccontata sul giornale Il Dolomiti Martina Capovin, che è andata a vedere cosa succede nel comune in provincia di Bolzano. «Dal 27 luglio, ogni lunedì dalle 18.30 alle 19.30, dopo la chiusura ordinaria, il Lido di Salorno apre le porte a un gruppo di donne, in collaborazione con l'associazione interculturale Armonia. Chi vuole può indossare il burkini. Chi non vuole, un costume normale. Punto». Nel quadro di questa “ora femminile” si incontrano donne di origine straniera che non avevano mai frequentato una piscina, e che a volte indossano il burkini, e donne italiane – in bikini o in costume intero – interessate a mostrarsi aperte all’integrazione e a far due chiacchiere senza maschi tra i piedi. Il gestore della struttura, Luca Lechthaler, rifiuta ogni dietrologia: «Un giorno c'è la zumba sul prato, un altro i ragazzi del beach volley, poi i corsi di nuoto per bambini. Quando questa associazione mi ha chiesto un'ora il lunedì da dedicare a un corso di nuoto femminile ho acconsentito. Cosa avrei dovuto fare?».Beata ingenuità: gli risponde, da Roma, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli che di fronte all’analoga iniziativa di un centro sportivo di Tor Tre Teste ha annunciato un’interrogazione ai ministri dello Sport e dell’Interno, denunciando che «la sharia passa per le piscine: oggi sono gli uomini a non poter entrare, domani saranno le donne non velate a non poter camminare per strada». Intanto a Trieste resiste, senza troppe polemiche, la divisione tra maschi e femmine che fin dall’apertura caratterizza il Pedocin, stabilimento balneare novecentesco. A Zurigo le donne del posto e le turiste di passaggio si godono l’ambiente tutto femminile di uno degli stabilimenti liberty più belli del lago, il Frauenbad sullo Stadthausquai. E in Indonesia, lo stato islamico più popoloso del mondo, uomini e donne (in bikini, burkini o tuta da surf) sfidano le onde reggendosi in equilibrio sulla tavola.