La data sul calendario è quella del 3 novembre, elezioni di midterm. Repubblicani e democratici concentrano gli sforzi per le elezioni di midterm, mentre caro vita e affordability continuano ad essere in cima alle priorità degli elettori Usa. Ma a meno di tre mesi dal voto, arriva una decisione della Corte Suprema contro il voto per posta, strumento contro il quale Donald Trump è da sempre agguerrito, ritenendolo responsabile di frode elettorale e accesso alle urne di chi non ne ha diritto. Il collegio dei giudici, a maggioranza conservatrice, ha annullato la decisione di un tribunale inferiore spianando la strada ad un ordine esecutivo del presidente per limitarlo. Un pallino del tycoon, per il quale questo metodo “favorisce la corruzione” elettorale nonostante egli stesso lo abbia usato alle primarie in Florida una settimana fa.

Tecnicamente, la decisione della Corte non è una decisione sulla legalità o la costituzionalità dell’ordinanza, ma una risposta procedurale o di emergenza (che in gergo viene chiamata “shadow docket”). Ora non è chiaro se i cambiamenti previsti dall’amministrazione potranno essere attuati già alle elezioni di novembre. Anche perché la sentenza del massimo tribunale americano lascia spazio ai ricorsi e la California ha già annunciato che ne presenterà uno prima delle midterm.