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Lunedì la Corte Suprema statunitense ha in parte autorizzato l’amministrazione del presidente Donald Trump a portare avanti i suoi piani per limitare il voto per posta prima delle elezioni di metà mandato, previste per il prossimo 3 novembre. Negli ultimi anni Trump ha politicizzato il voto per posta sostenendo, in modo infondato, che venga usato per commettere frodi elettorali. A marzo un suo ordine esecutivo che puntava a limitarlo e regolamentarlo ulteriormente ha innescato un gran numero di ricorsi in vari tribunali, arrivati fino alla Corte Suprema.

Molti non sono ancora conclusi, e ci sono incertezze sull’impatto che le modifiche potrebbero avere sulle elezioni di novembre: anche se l’ordine esecutivo finisse per non entrare in vigore, la confusione che sta causando potrebbe creare problemi logistici a livello locale o scoraggiare le persone dal votare.

La prima cosa da chiarire è che negli Stati Uniti il presidente e il governo federale non hanno nessuna responsabilità nell’organizzazione e nel controllo delle elezioni. La Costituzione affida questo potere ai singoli stati e al Congresso. Con questo ordine esecutivo Trump sta provando a cambiare le cose.

L’ordine prevede infatti due novità. La prima è la preparazione da parte del dipartimento della Sicurezza interna (che fa capo al governo federale) di «elenchi statali di cittadinanza». Il dipartimento dovrebbe inviare questi elenchi a tutti gli stati, che dovrebbero poi usarli per eliminare dalle loro liste elettorali chi non ha il diritto di votare. L’amministrazione Trump sostiene che questa procedura sia fondamentale per evitare che decine di migliaia di persone immigrate senza diritto di voto partecipino alle elezioni. In realtà problemi e frodi di questo tipo esistono, ma sono molto rare.