Il sogno di Icaro per le donne e gli uomini del progetto Life è realtà. Loro volano, le ali non sono di cera ma utilizzano velivoli ultraleggeri a motore, ma il loro volo è talmente naturale da permettere allo stormo di Ibis Eremita di seguirli durante la migrazione. Li ho visti per la prima volta sorvolare casa nostra e da allora seguo le loro gesta ogni anno, quando dal nord Europa partono, guidati e accompagnati da ricercatori, ornitologi e biologi del team di conservazione austriaco Waldrappteam. Sul loro sito si può seguire la migrazione giorno per giorno e partecipare alle gioie, a volte ai dolori, di questa strana compagnia in viaggio. Ogni deltaplano ospita due persone, uno conduce il mezzo e l’altro guida lo stormo. Gli uccelli vengono allevati dai ricercatori fin dalla nascita nell’ambito di un progetto europeo, LIFE20, che ha scongiurato, fino a qui, la scomparsa di questo singolare animale dal becco lungo e storto. Durante il volo, quella che gli uccelli considerano a tutti gli effetti una madre adottiva, mantiene compatto lo stormo chiamando gli uccelli a gran voce, alla velocità di 40/50 km l’ora percorrono giorno dopo giorno le migliaia di chilometri per andare a svernare in Italia o in Spagna. Si parte proprio in questi giorni, nella seconda metà di agosto, circa 150/180 chilometri al giorno, un volo di sette ore al giorno e una decina di giorni per arrivare a meta. Mentre loro volano, a terra c’è chi li segue perché quando sarà il momento di scendere bisogna attrezzate le voliere e distribuire il cibo agli Ibis che in quei giorni sono completamente dipendenti dall’uomo. Quelli che ho avuto la fortuna di osservare erano diretti a Orbetello dove c’è un’area di svernamento. Dopo un breve periodo in voliera, durante il quale sono assistiti anche dai volontari dell’Oasi WWF, gli Ibis Eremita vengono rilasciati e in breve si integrano con gli esemplari presenti in zona. Fino al terzo anno di solito restano in zona poi inizieranno a migrare, ma da adulti non avranno bisogno di supporto. Ora tutta questa storia che a me pare meravigliosa e un po' romantica si scontra con l’approvazione di una legge, quella venatoria della Regione Toscana, che consente ai cacciatori di sparare all’Ibis Sacro che non è quello Eremita ma gli somiglia molto. A differenza dell’Eremita il Sacro (in questo caso il nome non appare del tutto appropriato) è una specie esotica invasiva e in tutta Europa ci sono programmi specifici di gestione che ne consentono l’abbattimento. Dunque, da una parte abbiamo una specie protetta per la quale un manipolo di folli ricercatori, anche grazie ai finanziamenti della Comunità Europea, si sobbarca viaggi di migliaia di chilometri perché la specie non si estingua, dall’altro un uccello dalle caratteristiche visive del tutto simile che invece faremmo bene a tenere sotto controllo ed evitare che si riproduca ulteriormente. Ecco che qui interviene la Regione Toscana che autorizza i cacciatori a sparare all’Ibis sacro, non certo all’Eremita, ma chi può garantirci che l’agguerrito pensionato armato fino ai denti sappia distinguere alla distanza i due uccelli? E nel dubbio sparerà o no?