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L’Italia ha deciso infine di usare i fondi del SAFE (Security Action for Europe), il programma con cui l’Unione Europea mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti agevolati per finanziare investimenti comuni nel settore della difesa. La decisione è stata presa dopo settimane di stallo, durante le quali i partiti di governo avevano discusso tra loro sull’opportunità di accedere ai prestiti, mentre l’Unione Europea li esortava a prendere una decisione.
Per accedere ai fondi del SAFE uno stato membro dell’Unione deve presentare una richiesta alla Commissione Europea, comunicando l’importo minimo e massimo che intende chiedere in prestito. Solo successivamente lo stato e la Commissione sottoscrivono un accordo con la cifra precisa, che può essere anche inferiore a quella inizialmente opzionata. Nel settembre del 2025 all’Italia erano stati assegnati 14,9 miliardi di euro, ma è probabile che l’accordo finale preveda un prestito più basso, tra i 7 e i 10 miliardi di euro. La cifra precisa per ora non si sa, perché il contratto non è ancora stato firmato, ma intanto il governo ha comunicato alla Commissione l’intenzione di chiedere i fondi.
A luglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva fatto capire che il governo aveva deciso di utilizzare tutti i fondi SAFE «chiedendo un intervento di 14,9 miliardi», e che entro la fine dell’anno avrebbe formulato la sua proposta. La dichiarazione era evidentemente non concordata e aveva creato scompiglio e imbarazzi dentro alla maggioranza, perché non tutti i partiti al governo erano d’accordo sull’ipotesi di accedere ai prestiti europei e soprattutto su come usarli, e Tajani aveva dovuto rimangiarsi quanto detto.
















