Centocinquanta miliardi di euro in prestiti agevolati per rafforzare la difesa europea. È questo il cuore di SAFE (Security Action for Europe), il nuovo strumento finanziario varato dall'Unione europea per sostenere gli investimenti militari degli Stati membri e accelerare il percorso verso una maggiore autonomia strategica nel settore della sicurezza. SAFE rappresenta il primo pilastro del piano ReArm Europe, successivamente ribattezzato "Prontezza 2030", con cui la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen punta a rafforzare le capacità difensive del continente in risposta alle nuove tensioni geopolitiche e agli impegni assunti nell'ambito della Nato. Come funziona Il regolamento è entrato in vigore il 29 maggio 2026. Lo strumento mette a disposizione degli Stati membri 150 miliardi di euro sotto forma di prestiti a tasso agevolato, con una durata fino a 45 anni e un periodo iniziale di 10 anni durante il quale non è previsto il rimborso del capitale. Non si tratta quindi di contributi a fondo perduto, ma di finanziamenti raccolti dalla Commissione europea attraverso emissioni di debito comune garantite dal bilancio dell'Unione e concessi ai Paesi a condizioni generalmente più vantaggiose rispetto a quelle ottenibili sui mercati finanziari. Le risorse possono essere utilizzate per finanziare acquisti congiunti di sistemi di difesa e tecnologie militari: missili, munizioni, sistemi di difesa aerea, droni e sistemi anti-drone, sicurezza cibernetica, protezione delle infrastrutture critiche e mobilità militare. Per favorire la crescita dell'industria europea, il regolamento prevede che almeno il 65% del valore dei contratti riguardi componenti prodotti nell'Unione europea o in Paesi partner autorizzati, mentre la quota proveniente da Paesi terzi non può superare il 35%. Perché è importante per l'Italia Per l'Italia SAFE rappresenta un'opportunità sotto diversi punti di vista. Il primo riguarda il costo del debito. Con un debito pubblico tra i più elevati dell'Unione europea, il nostro Paese potrebbe finanziare parte degli investimenti per la difesa ricorrendo ai prestiti europei, potenzialmente più convenienti rispetto all'emissione di nuovi titoli di Stato. C'è poi il tema dell'industria della difesa. Aziende italiane come Leonardo, Fincantieri, MBDA Italia e l'intera filiera nazionale potrebbero beneficiare di nuove commesse nell'ambito dei programmi finanziati da SAFE, a condizione che i progetti rispettino i requisiti previsti dalla normativa europea. Infine, lo strumento consentirebbe all'Italia di sostenere gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi di incremento della spesa militare concordati in sede Nato senza gravare esclusivamente sulla finanza pubblica nazionale. Proprio su questo punto si è acceso il confronto politico dopo che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la volontà dell'Italia di riservarsi la possibilità di utilizzare fino a 14,9 miliardi di euro del programma SAFE. Una scelta che ha suscitato perplessità all'interno della maggioranza, in particolare nella Lega, che ha ricordato come si tratti comunque di nuovo debito, seppur a condizioni particolarmente favorevoli. Il governo ha successivamente chiarito che non è ancora stata assunta alcuna decisione definitiva sull'utilizzo dei prestiti: la prenotazione delle risorse serve soltanto a mantenere aperta la possibilità di accedere ai fondi, mentre la scelta finale dipenderà dalle valutazioni economiche e di finanza pubblica.