Nella guerra che si combatte sui fondali dell’alto Adriatico è sceso in campo un combattente a otto braccia. Nelle acque tra Riccione e Cesenatico circa 500 mila giovani polpi sono stati liberati in mare con un compito preciso: dare la caccia al granchio blu, la specie invasiva che dal 2021 ha stravolto l’economia della pesca lungo la costa emiliano-romagnola.
Il Callinectes sapidus, letteralmente “il nuotatore dal sapore gradevole”, è arrivato dall’Atlantico portando con sé un appetito devastante. Vorace e prolifico, si nutre in buona parte di molluschi bivalvi (cozze e soprattutto vongole), decimando gli allevamenti e alterando l’equilibrio degli ecosistemi lagunari. Secondo le stime di categoria, i danni al settore ittico nazionale hanno superato i 200 milioni di euro, e in alcune aree del Delta del Po le cooperative di vongolari hanno visto crollare la loro attività, con danni arrivati al 70%.
La Regione Emilia-Romagna ha reagito decidendo di puntare sulla lotta biologica. Nasce così Octo-Blu, il progetto sperimentale coordinato dall’Università di Bologna e finanziato con fondi europei. L’idea è di arruolare il predatore naturale del granchio: il polpo comune, Octopus vulgaris.
A guidare la ricerca è stato Oliviero Mordenti, docente del dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’ateneo bolognese. Il gruppo ha passato quasi due anni in laboratorio, prima a studiare le abitudini alimentari e riproduttive del granchio blu, poi a mettere a punto le tecniche per allevare i polpi in cattività, nel centro di Cesenatico. I risultati sono finiti anche su riviste internazionali come Scientific Reports e Animals.










