Una frase ai piedi della statua di don Lorenzo Milani finisce in tribunale. “Va rimossa, è falsa e non rispecchia il pensiero del priore di Barbiana e autore insieme ai suoi allievi del best seller Lettera a una professoressa”, ha dichiarato Flavia Milani Comparetti. La nipote di don Milano, insieme alla fondazione e all’amico Pietro Ichino, ha presentato un ricorso cautelare al tribunale di Lucca per la rimozione della targa dalla scultura commemorativa in Garfagnana. Si tratta di un inno all’anticomunismo che il priore avrebbe rivolto ad Alessandro Mazzerelli, ex socialista ed esponente del Pdl, e recita così: “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”.
Nel ricorso si sostiene che la frase incisa sulla lapide contestata non può essere considerata “come una sintesi, neppure approssimativa, neppure parziale, del suo pensiero e del suo insegnamento. Ne consegue che quella frase, anche se si potesse dimostrare (ma non si può) che sia stata effettivamente da lui pronunciata, non potrebbe mai essere proposta come rappresentativa, né tantomeno emblematica, dell’eredità culturale spirituale dei priori di Barbiana”. La targa è stata apposta dal sindaco Mario Puglia, alla guida di una giunta di destra, ai piedi della statua che il Comune di Vagli di Sotto (una cittadina di meno di mille abitanti nel cuore della Garfagnana) ha voluto dedicargli.








