di
Anna Campaniello
Bellosi, 78 anni, dopo un passato da terrorista, è impegnato per il recupero dei tossicodipendenti. Era accusato di aver rotto la teca con la foto del duce a Giulino di Mezzegra, luogo della fucilazione. L'avvocato: «Dovremmo farlo tutti»
«Togliere i fiori dalla teca dedicata a Benito Mussolini e Claretta Petacci non è reato. È un gesto simbolico in un luogo altrettanto simbolico e come tale particolarmente divisivo per la sua valenza storica, culturale e politica». Ma è un gesto che «non si ritiene possa assumere di per sé una valenza penale”.E’ quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di assoluzione di Cecco Bellosi, 78 anni, in passato militante di Potere operaio e delle Brigate Rosse. L’ex brigatista è stato processato a Como con l’accusa di avere danneggiato, nella notte del 28 aprile del 2023, la teca con le foto di Mussolini e Petacci, davanti a Villa Belmonte, a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como, dove furono fucilati il 28 aprile 1945.
Il 19 giugno scorso, Bellosi è stato assolto «per non aver commesso il fatto» e il giudice del Tribunale di Como Alessandra Mariconti ha depositato le motivazioni. Bellosi aveva sempre negato di aver distrutto la teca, ammettendo invece di aver rimosso i fiori, un gesto che appunto, per il giudice non è reato. Davide Steccanella, legale difensore dell’imputato, in aula aveva detto che Bellosi «ha tolto i fiori in omaggio a Mussolini». «Il vero scempio – ha aggiunto - è che ci sia ancora quella struttura che inneggia a un dittatore ed è ancora più uno scempio che vengano messi dei fiori. Un grande gesto di antifascismo, questo ha fatto Bellosi e credo dovremmo farlo tutti». Il 77enne da tempo lavora come coordinatore della comunità Il Gabbiano, che si occupa di tossicodipendenti e reinserimento lavorativo. La giudice di Como, nel motivare l’assoluzione ha spiegato che non ci sono prove che Bellosi abbia danneggiato la teca e che l’aver rimosso i fiori non è reato.









