di

Matteo Persivale, inviato a New York

Lo dimostra uno studio del Mass General Brigham, pubblicato sull'autorevole rivista medica The BMJ, effettuato tra i giocatori di football americano che hanno disputato almeno una partita nella Nfl nel corso della loro carriera e sono deceduti nel periodo compreso tra il 2016 e il 2021

«Colpiscimi più forte che puoi», ordinava Brad Pitt in Fight Club, il film del 1999 che in questi giorni torna a fare sold out al botteghino di New York (in versione restaurata in 4K le botte fanno ancora più impressione). La parola d’ordine del fight club è la stessa del football americano, che negli ultimi anni grazie all’evoluzione hi-tech dei sistemi d’allenamento ha prodotto atleti sempre più pesanti, forti, e veloci (ci sono linemen di 130kg che corrono 40 iarde, cioè 36,5 metri, in 4,8 secondi): e quando a schiantarsi contro l’avversario è un atleta di quel tipo l’energia cinetica della collisione è paragonabile a quella di un investimento d’automobile.

Non stupisce perciò la notizia di ieri: uno studio del Mass General Brigham, pubblicato sull'autorevole rivista medica The BMJ, indica che la prevalenza della gravissima malattia neurologica Cte tra gli ex giocatori della Nfl è del 25% (nella popolazione generale, esclusi ex giocatori di football, è sotto lo 0,1%). Tra i giocatori di football che hanno disputato almeno una partita nella Nfl nel corso della loro carriera e sono deceduti nel periodo compreso tra il 2016 e il 2021, lo studio ha rilevato che almeno il 25% presentava segni di Cte al momento della morte. E’ un male senza cura, attualmente, che danneggia il cervello rapidamente: prima dei 50 anni i sintomi arrivano già. Da problemi cognitivi a motori, depressione (suicidi nettamente sopra la media), aggressività.La Cte sfugge attualmente a ogni tipo di imaging – può dare falsi positivi e apparire sotto le vesti di Alzheimer o Ftd, la demenza frontotemporale che ha colpito Bruce Willis – e l’unica certezza si ottiene analizzando il cervello post mortem. «Sappiamo che questo processo patologico può essere causato, in parte, da ripetute lesioni cerebrali traumatiche. Ma non sapevamo quanto fosse comune», ha detto Daniel Daneshvar, l'autore principale dello studio. Il dottor Daneshvar e i suoi colleghi hanno attinto alla vasta raccolta di campioni presso la Unite Brain Bank dell’Università di Boston, dove i cervelli di oltre 330 giocatori della Nfl morti tra il 2008 e il 2021 sono stati donati alla banca (al 93% di loro è stata diagnosticata la Cte).