Creme solari, occhiali con filtri Uv, abbigliamento protettivo, mascherine contro lo smog. E ancora: scarpe antiscivolo, indumenti impermeabili in caso di pioggia o traspiranti in caso di sole, un luogo dove ripararsi. Sono alcune delle misure che il Tribunale di Torino ha imposto a Foodinho (Glovo) per la tutela di un rider che a giugno, durante il servizio, si era sentito male per il troppo caldo. Stanley Ibharoga, 36enne, nigeriano, ha visto accolto (almeno in parte) il suo ricorso con tutta una serie di obblighi ben precisi a carico dell’azienda.
La decisione è contenuta nell’ordinanza del 3 agosto della Quinta Sezione Lavoro, firmata dalla giudice Sonia Salvatori, e appena passata in giudicato perché non impugnata dalla società di logistica. «Una decisione che crea un precedente importante», dichiara l’avvocata, Giulia Druetta, che collabora con il sindacato Usb. Druetta ricorda che il giudice ha anche ordinato che il lavoratore si fermi sele temperature sono elevate. Ma non basta: il rischio per la salute non può essere affidato soltanto alla capacità del rider di decidere quando fermarsi. E per proteggere i lavoratori dai danni dello smog la società dovrà fornire mascherine idonee.












